Beati nove seminaristi uccisi nella guerra civile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:57

Uccisi per la sola colpa di voler diventare sacerdoti. Questa la sorte toccata nel 1934 nelle Asturie, in una Spagna dilaniata dalla guerra civile, a nove giovani seminaristi: vittime dell'odio di anarchici e comunisti come tanti altri in quegli anni di furia anti-cattolica. Ora i nove giovani sono Beati. La cerimonia si è tenuta a Oviedo, con la partecipazione del card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Quella dei nove seminaristi – ha detto il porporato – è una scelta di fedeltà a Cristo “che deve essere d’insegnamento a tutti i sacerdoti a prendere sul serio la propria chiamata”. Il card. Becciu ha ricordato che le vittme in quanto religiosi, religiose o sacerdoti alla fine della guerra “saranno 6832″. “A questi si devono aggiungere tutte le vittime laiche, uccise solo perché professavano la religione cattolica”, ha aggiunto. “Mi sento piccolo davanti a queste figure – ha concluso il suo racconto il cardinale Becciu – il loro è un invito rivolto a me e a tutti i sacerdoti a vivere con pienezza e serietà la nostra vocazione”.

Le storie

La Radio Vaticana ricorda brevemente la biografia dei nove martiri diventati Beati. Angel Cuartas Cristóbal è uno dei tanti seminaristi che finite le vacanze in famiglia dovrebbe tornare nel seminario maggiore di Oviedo, dove studia e dove qualche mese prima era stato ordinato suddiacono. Ottavo di 9 figli, è l’orgoglio della sua famiglia, quella stessa famiglia che gli consiglia di non tornare a Oviedo. Stanno accadendo cose brutte. Lui, però, non obbedisce: sa che il Signore lo vuole lì, a fare il suo dovere, fosse anche quello di essere ucciso “in odium fidei”, come i 5 compagni che come lui avevano deciso di rientrare. Ecco chi erano questi giovanissimi martiri: Mariano Suárez Fernández, deciso a continuare gli studi perché quell’anno deve prendere i voti; Jesús Prieto López, di famiglia talmente povera che i suoi studi erano stati pagati dal parroco; César Gonzalo Zurro Fanjul, che muore urlando “Viva Cristo Re! Viva la Spagna cattolica!”; José María Fernández Martínez, orfano di madre e figlio di un minatore; Juan José Castaňon Fernández, il più piccolo del gruppo: ha appena 18 anni. Il più grande tra loro solo 24. E poi ci sono gli altri tre martiri beatificati oggi: Manuel Olay Colunga, già scampato alla morte nelle Asturie due anni prima, riuscirà a nascondersi per un anno prima di essere trovato e ucciso; Sixto Alonso Hevia, arrestato assieme al padre, fervente cattolico, e con lui detenuto a lungo nella parrocchia del paese, adibita a carcere, prima di essere martirizzato nel 1937; infine Luigi Prado García, che aveva fatto anche il servizio militare, assassinato sulla spiaggia di Gijon.

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