Bassetti (Cei): “I giovani ci hanno sorpresi”

Il saluto del presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale (Cei) Gualtiero Bassetti al Santo Padre in occasione dell'incontro di preghiera con i ragazzi "#Seguimi" in piazza San Pietro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:56

Riportiamo integralmente il saluto del presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale (Cei) Gualtiero Bassetti al Santo Padre in occasione dell’incontro di preghiera con i giovani “#Seguimi” in piazza San Pietro.

Il saluto

“Santo Padre, oggi è un giorno davvero speciale, molto speciale per tutti noi; e anche per Lei. Lei, Padre Santo, ha celebrato qui alcune liturgie pasquali, ma quello di oggi è il primo incontro pubblico in piazza san Pietro, dopo il lungo periodo della pandemia. Ci sono rimaste nel cuore e nella memoria le immagini di quell’ultima volta prima di oggi, quel famoso 27 marzo 2020: Lei qui, solo, sotto la pioggia; noi al di là degli schermi, chiusi nelle nostre case e prigionieri della paura per quanto stava accadendo. Eravamo insieme, certo. Ma a distanza: la pandemia ci obbligava a questa situazione strana, alla quale abbiamo poi dovuto abituarci dentro le nostre case, le scuole, le chiese, dovunque la vita ci chiamava.
Finalmente siamo qui, insieme e vicini. Questa, credo, è la piazza più bella che si potesse sognare: davanti a Lei c’è una variopinta, gioiosa, festosa folla di adolescenti italiani. Come Lei vede, sono pieni di entusiasmo: hanno trovato un numero incredibile di amici, e hanno trovato Lei, Padre Santo. Ma la gioia di oggi non deve far dimenticare, a noi e a loro, la fatica e la sofferenza dei mesi trascorsi. Non sono dei grandi spensierati i ragazzi che stanno davanti a Lei. Hanno sofferto, molto, durante gli ultimi due anni: più degli adulti sono spesso piombati in una solitudine che nessuna tecnologia ha potuto evitare. E il male
della solitudine ne produce molti altri: sono mali che spesso non si vedono, che si annidano dentro al cuore e che rendono più acute le difficoltà nell’affrontare i rapporti con gli altri, lo studio, gli impegni vari della vita di tutti i giorni. Hanno dovuto fare i conti con la fragilità del corpo e della malattia. Alcuni di loro hanno visto in faccia la morte, quella dei nonni, delle persone care, degli amici. Sono stati costretti a volersi bene senza potersi abbracciare o stringere la mano. Hanno cercato di portare avanti i loro percorsi formativi davanti
ad uno schermo. Anche grazie a questo, hanno scoperto che il sapere non ha sapore, se è soltanto una ricerca solitaria. Sono affiorate nel loro cuore le domande che ogni adolescente si pone sul perché si vive, perché si soffre e perché si muore. Il futuro è apparso loro oscuro e incerto. Ma questo ha permesso a noi adulti, anche grazie a queste domande, di sentirci più fraterni con loro, perché quelle domande sono anche le nostre.
Eppure e nonostante tutto, ci hanno sorpresi. Quando abbiamo ipotizzato questo incontro e ne abbiamo parlato anche con Lei, eravamo pieni di dubbi: sarà possibile organizzarlo? E soprattutto: verranno? Non sarà che noi abbiamo perso loro e loro hanno perso la voglia di affrontare un viaggio, di spendere un po’ delle loro vacanze per essere qui? Fu una sua parola, breve ma decisa, a darci coraggio: ci disse di andare avanti. Ci siamo messi al lavoro. Avevamo qualche apprensione, ma nel cuore non mancava la fiducia che qualcosa potesse succedere. E questa piazza piena di ragazzi e traboccante di entusiasmo, Padre Santo, è la loro risposta. Chi l’avrebbe mai immaginata? Nelle ultime settimane i loro preti e i loro educatori ci hanno detto più e più volte che sono stati travolti dall’entusiasmo di questi adolescenti. Quante telefonate per dirci che erano stati costretti a rivedere i numeri dei partecipanti! Sì, Santo Padre, se oggi siamo qui, lo dobbiamo a questi ragazzi! Immagino che le loro paure, le loro ansie, i loro dubbi non si siano dissolti nel giro di qualche giorno: sono qui per il bisogno intenso di un incontro bello, importante, da ricordare in futuro. Qui vorrebbero capire che le loro domande sono accolte da qualcuno e che il mistero della vita può continuare a esercitare il suo fascino su di loro. Hanno viaggiato come pellegrini verso Roma, hanno ritrovato i loro amici e ne hanno trovato di nuovi. Ma ora hanno bisogno della parola di un Padre, la sua, che annunci loro che il Signore Gesù può farci vivere ancora una volta l’esperienza gioiosa della Risurrezione.
Io mi sento di ringraziarli questi ragazzi: un vecchio di ottant’anni come me, davanti a uno
spettacolo del genere mormora con le lacrime agli occhi “Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace”! Così come ringrazio chi li ha accompagnati. I loro vescovi, anzitutto, che sono qui numerosi, hanno affrontato il viaggio con loro, e hanno accettato con gioia questa fatica dopo quelle, intense, delle ricorrenze di Pasqua. E poi tutti i loro educatori: laici giovani e adulti, preti, religiosi e religiose. È importante anche per loro che Lei abbia deciso di essere qui oggi: con generosità si spendono nelle parrocchie di tutta Italia e il loro lavoro è oscuro, talvolta lo vede solo il Signore e spesso è questa la loro unica, insostituibile consolazione. Sono sicuro che questi ragazzi e questa giornata darà anche a loro il coraggio per il ritorno a casa e per la ripresa del loro impegno. Mi permetto di sognare anche per le Chiese che sono in Italia. Abbiamo tanti difetti, Santo Padre,
e il cammino è lungo e faticoso. Ma il nostro è un popolo buono, che non ha mai del tutto abbandonato le sue radici cristiane. Chissà che questi ragazzi, oggi, ci aiutino davvero a riprendere le fila del Vangelo, dentro questa storia, drammatica e appassionante, nella quale il Signore ci chiede di testimoniare la nostra fede. Infine, ringrazio Lei. La sua lunga storia personale parte dall’Italia, si snoda in situazioni e paesi lontani e diversi, torna qui, al cuore della Chiesa, al servizio di tutto il popolo di Dio. La sua passione, nata anche da quella lunga storia, ci ha scosso e stimolato e continua a scuoterci e a stimolarci. Grazie per tutto questo. Grazie, per essere qui, oggi, con noi. Ci prenda tutti per mano e ci tenga
nel cuore. In particolare, tenga per mano e tenga nel cuore questi ragazzi che sono venuti qui perché hanno desiderato intensamente di incontrarla. Aspettano la sua parola che li aiuterà a tornare, con più coraggio e più entusiasmo, agli impegni della loro vita di tutti i giorni che li attendono, nei prossimi giorni, al loro ritorno a casa”.

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