Assisi, l’emozione dei pellegrini all’Ostensione: un messaggio di pace che tocca il cuore

Il racconto del primo giorno di ostensione tra la commozione dei fedeli e l'impeccabile macchina organizzativa: un incontro intimo con il Poverello che diventa un grido di pace per il mondo

Tra i fedeli una piccola pellegrina davanti le spoglie di San Francesco. Foto Francesco Vitale

Il silenzio della cripta, interrotto solo dal sussurro delle preghiere e dal passo lento di chi avanza verso l’urna. Fuori, il sole di febbraio illumina la piazza; dentro, il tempo sembra essersi fermato. Questa mattina, i primi pellegrini hanno potuto sostare davanti alle spoglie mortali di san Francesco. Non ci sono grandi discorsi teorici tra chi esce dalla Basilica, ma occhi lucidi e una parola che ricorre come un mantra: pace.

Un’emozione che toglie il fiato

“Guardi, non ci sono parole. È bellissimo, ma non trovo ancora il termine esatto per descrivere quello che ho provato”, spiega una pellegrina visibilmente scossa, appena risalita dalla tomba del Santo. Per molti, l’impatto visivo con i poveri resti di Francesco è stato un momento di nuda verità: “Molto emozionante e toccante“, racconta un altro fedele, “sono quattro ossicini, ma di una potenza incredibile. Per il momento non riesco a dire altro”. E tra i presenti c’è chi si accorge che san Francesco era un uomo minuto, per niente alto: pare arrivasse a poco più di 150 centimetri di altezza.

I fedeli durante la messa inaugurale nella Basilica Superiore. Foto Francesco Vitale

Una lezione di pace per un mondo in guerra

Tra i pellegrini, il legame tra il corpo del Santo e l’attualità è immediato. Francesco è percepito come l‘antidoto alle ferite del presente. “Per noi lui è il grande Santo che ha parlato del creato e della pace, che ha messo insieme tutto il bene del mondo”, commenta una signora arrivata ad Assisi per questa occasione storica. “Speriamo che la sua lezione, in un mondo così contrariato che non impara nulla e continua a farsi la guerra, sia finalmente recepita come il bene massimo per l’umanità”.

Pellegrini davanti la teca di San Francesco. Foto Francesco Vitale

Il “miracolo” dell’organizzazione

Nonostante si tratti della prima giornata di un evento che vedrà l’afflusso di centinaia di migliaia di persone, i pellegrini promuovono a pieni voti la macchina organizzativa. “È stata un’esperienza eccezionale, un’ottima organizzazione nonostante sia il primo giorno”, sottolinea Enzo, che è riuscito a prenotarsi quasi per caso. “Non ci credo ancora che siamo stati in grado di partecipare a una cosa così grande. Qui si respira una pace fantastica”.

Cosa si porta a casa?

Al termine del percorso, la domanda è d’obbligo: cosa resta di questo incontro? Le risposte convergono verso un senso di ritrovata umanità. “Portiamo a casa un senso di bontà, di fraternità e di umanità in un mondo che sembra non riconoscere più nulla di valido”, conclude un pellegrino. “È stata un’esperienza bellissima che rimarrà nel cuore perché mi ha toccato nel profondo”.

I fedeli in silenzio pregano le spoglie mortali di San Francesco. Foto Francesco Vitale

La prima giornata

Il bilancio di questa prima giornata di ostensione restituisce l’immagine di una città che ha saputo farsi grembo accogliente per migliaia di anime. Sin dalle prime luci dell’alba, il flusso dei pellegrini è stato costante e composto: una marea umana che, nonostante i grandi numeri, non ha mai rotto l’armonia della piazza. A colpire maggiormente è stata l’atmosfera di profondo raccoglimento che ha avvolto la Basilica Inferiore. All’interno, il silenzio è stato il vero protagonista, interrotto solo dal sussurro delle preghiere. I tempi di sosta davanti all’urna, studiati per permettere a ciascuno un momento di intimità con il Santo, sono stati rispettati con naturalezza da tutti, trasformando la fila in un vero e proprio itinerario spirituale fatto di sguardi e attesa. Il successo di questo esordio porta la firma degli oltre 400 volontari che, con discrezione e dedizione, hanno presidiato ogni angolo del complesso monumentale. Il loro compito non si è limitato alla gestione logistica, ma è stato un vero coordinamento di cuori, guidando i fedeli lungo i percorsi d’arte e fede che conducono alla cripta. Una macchina organizzativa complessa che ha saputo però mantenersi invisibile, lasciando spazio solo all’emozione dell’incontro con Francesco.

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