L’Angola è uno dei quattro Paesi africani che si prepara ad accogliere Leone XIV dal 18 al 21 aprile. Monsignor Josè Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo, presiede la Conferenza episcopale e descrive la situazione nel Paese all’agenzia missionaria vaticana Fides. “Il Papa troverà una Chiesa matura, una Chiesa che sa rispondere alle diverse sfide della fede, delle questioni sociali e culturali. Una Chiesa giovane, gioiosa, missionaria, che guarda all’universalità e che inizia a offrire i suoi figli e le sue figlie per il bene dell’umanità- spiega il presule-. Confido che questa visita papale ci rafforzi e ci incoraggi affinché non vacilliamo di fronte ai diversi problemi che incontriamo. Così da poter continuare ad essere testimoni viventi dell’amore di Dio, qui nella nostra realtà concreta e nella realtà del mondo”. Il presidente della Conferenza episcopale descrive un popolo quello angolano passato attraverso un lungo periodo di colonizzazione e conflitti anche molto pesanti che hanno inciso profondamente nell’anima della nazione. E i cui strascichi sono evidenti nella situazione socio-politica in cui si trova il Paese. “Il processo di colonizzazione dell’Angola è stato un processo lunghissimo, che ha segnato profondamente la coscienza dei cittadini angolani. Un processo che ha umiliato, ridotto in schiavitù, discriminato e, per certi aspetti, annullato l’identità culturale degli angolani. E naturalmente, questo è un fardello, un’eredità pesantissima”, spiega monsignor Imbamba.

Focus Angola
Prosegue l’arcivescovo di Saurimo: “Dopo l’indipendenza 50 anni fa, purtroppo il Paese è entrato in una guerra sanguinosa che ha ulteriormente sconvolto e ritardato il poco che era stato fatto, creando situazioni di divisione, di povertà, di esclusione, di eccessiva politicizzazione della coscienza popolare. L’affermazione dell’identità angolana è ancora un obbiettivo lontano a causa di guasti nella politica nazionale quali corruzione, clientelismo, avidità, mancanza di amore per il proprio Paese. Oggi l’Angola è molto frammentata, i partiti contano più di ogni altra cosa. L’Angola è in qualche modo intrappolata nei partiti e, naturalmente, quando ciò accade, il Paese rimane indietro. C’è bisogno di riconciliazione. C’è bisogno di perdono sociale, c’è bisogno di depoliticizzare le menti, le coscienze, le istituzioni pubbliche, di depoliticizzare la vita familiare affinché il sogno dell’Angola nasca dall’abbraccio sociale, nasca dalla coesistenza che tutti desideriamo”. Povertà, disoccupazione, debito pubblico sono tra i macro-problemi affliggono il Paese e la sua popolazione. In tale contesto la Chiesa è un punto di riferimento imprescindibile nelle questioni più importanti che l’Angola sta affrontando se pensiamo che il 60% della popolazione è cattolica.“Una Chiesa viva e prolifica al punto che i seminari di teologia e filosofia non hanno più posto per i nostri candidati- precisa monsignor Josè Manuel Imbamba-.Il clero angolano è al momento costituito da circa i 1.600 seminaristi maggiori, più di 1.500 sacerdoti diocesani, oltre 600 i sacerdoti religiosi e più di 1.700 suore”.
mbamba.

