Alberto degli Abati, il santo della pace

Sant'Alberto degli Abati, carmelitano e patrono di Trapani, dedicò la vita alla pace, alla carità e al servizio dei poveri e dei malati

Immagine creata con ChatGtp

“Se non puoi fare il bene, almeno non fare il male”. In questa frase c’è tutta la vita del carmelitano, taumaturgo e patrono di Trapani, Alberto degli Abati (1240-1307). Il padre era ammiraglio della flotta di Federico II di Svevia (1198-1250) re di Sicilia e imperatore. La tradizione ci racconta, che i genitori dopo anni senza figli, lo ottennero per intercessione della Madonna di Trapani, per questo fu consacrato a Dio fin da piccolo. A dodici anni, entrò nell’Ordine Carmelitano, non si conoscono con precisione la data e il luogo della sua ordinazione sacerdotale. Gli storici confermano, che nel 1289 era già sacerdote e che, ricevette l’ordinazione nel convento carmelitano di Trapani.

Grazie alle sue qualità spirituali, ricoprì importanti incarichi nell’Ordine, fino ad essere nominato superiore provinciale dei Carmelitani in Sicilia e nel 1296, Priore generale dei Carmelitani, girò tutta l’Europa per riformare l’Ordine stesso. Egli era noto soprattutto per la sua intensa attività di predicatore e per la sua attenzione verso i poveri e gli ammalati. Alberto, visse nel XIII secolo, un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti economici e religiosi. La Sicilia faceva parte del Regno di Sicilia, ed era governata da Federico II di Svevia, dopo la sua morte, avvenuta nel 1250, il regno fu attraversato da lotte politiche e dinastiche tra Svevi, Angioini e Aragonesi.

Il 31 marzo del 1282, ci fu una grande rivolta popolare a Palermo, all’ora del vespro, la preghiera della sera, erano i cosiddetti “Vespri Siciliani”, contro il dominio degli Angioini, guidati da Carlo I D’Angiò (1266-1282), a causa dell’aumento delle tasse e del malcontento dei siciliani per aver perso l’autonomia e il ruolo centrale di Palermo. Dopo la rivolta i siciliani offrirono la corona a Pietro III d’Aragona (1282-1285) e così l’isola passò sotto il dominio degli Aragonesi, mentre gli Angioini conservarono il Regno di Napoli. E proprio nel periodo delle guerre, delle carestie e purtroppo delle epidemie, gli ordini religiosi, svolgevano un ruolo fondamentale nell’assistenza ai poveri e nella diffusione della fede cristiana. Secondo quanto si racconta, durante un assedio della città di Messina, da parte delle truppe angioine, durante la guerra del Vespro, poiché la città soffriva la fame a causa del blocco, il futuro santo pregò e ottenne miracolosamente l’arrivo di navi cariche di grano e di altri viveri, salvando così gli abitanti di Messina dalla carestia. Anche se alcuni episodi appartengono alla tradizione agiografica, essi testimoniano la grande devozione che il popolo nutriva nei suoi confronti.

I Carmelitani, arrivarono in Sicilia, dal Monte Carmelo in Terra Santa, in fuga dai musulmani, essi portavano la spiritualità del deserto e Alberto, fu una voce diversa non di politica, ma di pace. Egli entrava nelle faide tra i nobili con un crocifisso in mano e diceva: “Fratelli, basta sangue”. Dopo la sua morte, il 7 agosto del 1307 a Messina, la venerazione verso Alberto, si diffuse rapidamente. Nel 1457 Callisto III (1455-1458) autorizzò il suo culto, proclamandolo santo. Fu il primo santo venerato particolarmente dall’Ordine Carmelitano, di cui divenne patrono e protettore, e ancora oggi la sua memoria liturgica si celebra il 7 agosto.

Nella città di Trapani nella chiesa dei Carmelitani, nel santuario intitolato alla Beata Vergine del Monte Carmelo, in una cappella eretta nel 1586 si trova la statua reliquiario argentea di S. Alberto opera di Vincenzo Bonaiuto (1717-1771) e inoltre è conservato ancora integro, il teschio del Santo. La sua figura rappresenta un esempio di fede, di carità e servizio verso il prossimo, valori che continuano a essere ricordati dalla Chiesa e dai fedeli. A Roma, nel 1901, fu costruito dai carmelitani, il Collegio Internazionale S. Alberto, e la sua statua campeggia tra le 140 del colonnato di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) di Piazza San Pietro.

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