Aiuti ai migranti respinti in base Trattato di Dublino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:55

La Chiesa Evangelica Luterana in Italia (Celi), oganismo che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, scende in campo, assieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia in favore dell'accoglienza. Si tratta di un progetto per il sostegno e l’accompagnamento dei “dublinati“, ovvero di quei migranti, titolari di protezione o richiedenti asilo, rimandati nel nostro Paese in osservanza del Regolamento di Dublino.

Il progetto

“Il progetto prevede (per i casi di vulnerabilità segnalati dalle reti nazionali ed europee della Fcei) offerta di vitto e alloggio, supporto legale e assistenza per l’inserimento del migrante nello Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati del Ministero dell’Interno”, si legge in una nota diffusa dalla Celi. L'obiettivo, prosegue il testo, è anche quello di “intercettare coloro che, per raggiungere altri Paesi, sono intenzionati a lasciare l’Italia, indipendentemente dalla fase della loro procedura di asilo: l’obiettivo è costruire insieme a loro un percorso progettuale di tipo sociale a breve e medio termine. L’iniziativa (interamente finanziata con i fondi 8xMille che i contribuenti italiani destinano ogni anno alla Celi) sosterrà dieci migranti alla volta (ognuno di loro per brevi periodi di circa 40 giorni), salva la disponibilità, in corso di progetto, di ulteriori realtà diaconali ad offrire accoglienza”. Il progetto, termina la nota, dovrebbe concludersi nell'ottobre del 2018.

L'impegno della Chiesa luterana

Da parte luterana, la realizzazione operativa del progetto è affidata alla guida dell’avv. Daniela Barbuscia, responsabile della Diaconia della Celi che così commenta: “Il progetto per i dublinati nasce dal desiderio cristiano di essere al servizio del Signore mediante l’amore per il prossimo. Proprio per questo la Celi ha deciso di sostenere con forza questa iniziativa. Vogliamo donare una speranza e lasciare un segno tangibile nel cuore di chi, in virtù di una normativa, rischia di sentirsi reiteratamente rifiutato dalla società. Vogliamo aiutare i dublinati a intraprendere un percorso che, seppur lungo e difficile, possa permettere loro di crescere, migliorarsi, essere più forti e, in sostanza, rendersi liberi e autonomi. Ecco perché staremo attenti a non commettere l’errore di sostituirci a loro per risolverne i problemi. Ci impegneremo, invece, a sostenerli nell’individuare e raggiungere obiettivi che dovranno essere loro e non nostri. E lo faremo con le nostre competenze professionali e con il trasporto della nostra cristianità convinta.”

I progetti futuri

Le competenze e le esperienze utilizzate nel progetto per i dublinati potranno essere messe a disposizione di altre iniziative analoghe anche presso le comunità luterane locali. È quanto sta già accadendo con il progetto “Ritorno a casa”, ideato e gestito insieme dalla Diaconia e dalla Comunità luterana di Napoli. Beneficiario del progetto è un dublinato quarantenne di nazionalità liberiana, residente nel territorio partenopeo, che desidererebbe rientrare in Africa, più precisamente in Ghana dove la madre si è frattanto trasferita, per avviare un micro-progetto imprenditoriale consistente nell’ottenimento di una licenza taxi e nell’avvio di una mini-fattoria con polli e maiali: tale progetto consentirebbe all’uomo di mantenere sé e la sua famiglia.

La storia “europea” di questo migrante, inizia con l’approdo a Trapani nel 2003 dopo una lunga e drammatica traversata nel corso della quale il suo unico fratello perde la vita: gli anni successivi sono caratterizzati da un periodo di relativa serenità – grazie a un impiego in regola per alcuni anni presso una ditta di Palermo – cui seguono, invece, numerose tribolazioni: la perdita del lavoro, a causa della chiusura dell’impresa di cui è dipendente; un incidente stradale con conseguenti e seri problemi fisici; il trasferimento in Germania con un processo d’integrazione avviato grazie al sostegno della Chiesa Evangelica Luterana tedesca ma bruscamente interrotto dal rientro in Italia proprio per effetto del trattato di Dublino; l’attuale ma complicato tentativo di rinnovo del permesso di soggiorno in quanto il precedente – concesso per motivi umanitari – risulta scaduto nel febbraio del 2014; i problemi di salute che, seppur in regressione, sono ancora lontani dall’essere completamente risolti.

I promotori di “Ritorno a casa” intendono così avviare un percorso d’aiuto che prevede, tra marzo 2018 e aprile 2019, una prima raccolta fondi per consentire il trasferimento in Ghana, l’acquisto di un’auto per il servizio taxi e una seconda raccolta fondi per il completamento delle terapie riabilitative e l’avviamento della mini-fattoria. Con questo progetto, si vuole mettere a punto in Campania un’esperienza-pilota, magari da replicare in altre comunità luterane in Italia, per favorire il rimpatrio volontario di migranti che, senza rischi per la propria incolumità, desiderano tornare alla propria terra d’origine ma con un progetto che consenta loro di vivere in autonomia e dignitosamente.

Il Regolamento di Dublino

Il Regolamento Dublino III in vigore dal 2014 prevede che ogni domanda di asilo, presentata da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide, venga esaminata da un solo stato membro e che la competenza per l'esame ricada innanzitutto sullo Stato di primo ingresso nell’Unione. Solitamente, per evidenti motivi geografici, tale nazione è l’Italia o la Grecia. Non solo: il Paese competente per la valutazione della domanda è anche quello in cui la persona, che ottiene la protezione internazionale, potrà risiedere visto che l’ordinamento Ue non riconosce la libertà di soggiorno in altri Stati membri. Il richiedente asilo o titolare di protezione internazionale – fermato in un paese differente da quello di primo ingresso – sarà, sulla base del regolamento, rimandato in tale paese. In Italia il sistema di protezione internazionale presenta ancora numerosi profili di casualità per i richiedenti asilo: secondo una recente ricerca, la quasi totalità dei migranti rinviati nel nostro Paese rimane priva di qualsiasi forma di accoglienza o di supporto nonché di orientamento sociale e legale al momento del proprio arrivo sul territorio. Da qui, ne consegue spesso l’acuirsi della condizione di marginalità che, facilmente, sconfina nell’invisibilità e nell’illegalità.

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