Acs: in due terzi del mondo la libertà religiosa non è garantita

Un rapporto sulla libertà religiosa realizzato da Aiuto alla Chiesa che soffre ha analizzato la situazione in 196 Paesi e documenta gravi violazioni in 62 di essi

La libertà religiosa non è garantita in due terzi del mondo. E’ quanto emerge dal rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che analizza la situazione in 196 Paesi e documenti gravi violazioni in 62 di essi. 

Il report di Acs

In due terzi del mondo, dove vivono 5,4 miliardi di persone, la libertà religiosa non è pienamente garantita: è quanto emerge da Rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il Rapporto analizza la situazione in 196 Paesi e documenta gravi violazioni in 62 di essi. Di questi, 24 sono classificati come Paesi di “persecuzione” e 38 come Paesi di “discriminazione“. Solo due nazioni — Kazakistan e Sri Lanka — hanno registrato miglioramenti rispetto all’edizione precedente.

Le dichiarazioni di Regina Lynch

“Il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, tutelato dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non è soltanto sotto pressione: in molti Paesi sta scomparendo”, ha dichiarato Regina Lynch, presidente internazionale di Acs. Il Rapporto individua nell’autoritarismo il principale fattore di repressione religiosa. In 19 dei 24 Paesi classificati nella categoria “persecuzione” e in 33 dei 38 Paesi in “discriminazione”, i governi adottano strategie sistematiche per controllare o sopprimere la vita religiosa. In Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua, le autorità ricorrono a tecnologie di sorveglianza di massa, censura digitale, legislazioni repressive e arresti arbitrari per colpire le comunità religiose indipendenti. “Il controllo della fede è diventato uno strumento di potere politico“, si legge nel dossier che denuncia una sempre più sofisticata “burocratizzazione della repressione religiosa”.

L’estremismo islamista continua a espandersi

Il Rapporto avverte che l’estremismo islamista continua a espandersi, in particolare in Africa e in Asia. In 15 Paesi rappresenta la causa principale della persecuzione e in altri 10 contribuisce alla discriminazione. Il Sahel è diventato l’epicentro della violenza jihadista. Il nazionalismo etno-religioso, parallelamente, alimenta la repressione delle minoranze in alcune zone dell’Asia. In India e Myanmar, le comunità cristiane e musulmane subiscono aggressioni ed esclusione legale. In India, il Rapporto definisce la situazione come una “persecuzione ibrida“: una combinazione di leggi discriminatorie e violenza perpetrata da civili ma incoraggiata dalla retorica politica. Il declino della libertà religiosa è stato ulteriormente aggravato dai conflitti armati che colpiscono Paesi come Myanmar, Ucraina, Russia, Israele e Palestina.

La crisi silenziosa di sfollamento

Le guerre e la violenza a sfondo religioso hanno generato una crisi silenziosa di sfollamento. In Nigeria, gli attacchi di gruppi armati legati a pastori Fulani radicalizzati hanno causato migliaia di morti e lo sradicamento di intere comunità. Nel Sahel — in particolare in Burkina Faso, Niger e Mali — interi villaggi sono stati distrutti dalle milizie islamiste. In Sudan, la guerra civile ha cancellato dalla mappa comunità cristiane secolari. La criminalità organizzata è emersa anche come nuovo agente di persecuzione. In Messico e Haiti, gruppi armati assassinano o rapiscono leader religiosi ed estorcono denaro alle parrocchie per esercitare il controllo territoriale. L’erosione della libertà religiosa si estende anche all’Europa e al Nord America.

Gli attacchi nelle chiese

Nel 2023, la Francia ha registrato quasi 1.000 attacchi alle chiese; in Grecia si sono verificati oltre 600 atti di vandalismo; e picchi simili sono stati osservati in Spagna, Italia e negli Stati Uniti, con episodi di profanazione di luoghi di culto. Il Rapporto documenta inoltre l’aumento di atti antisemiti e anti-musulmani dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra a Gaza. In Francia, gli episodi antisemiti sono aumentati del 1.000 per cento, mentre i crimini d’odio contro i musulmani hanno registrato un +29 per cento. In Germania, sono stati segnalati 4.369 episodi legati al conflitto nel 2023 — a fronte dei soli 61 dell’anno precedente.

La petizione di Acs

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una petizione globale rivolta ai governi e alle organizzazioni internazionali affinché garantiscano la protezione effettiva dell’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che riconosce a ogni persona il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Fonte Ansa

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