A Roma il “laboratorio” ecumenico modello per le Chiese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:00

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero affisse alla porta della chiesa di Wittenberg le famose 95 tesi contro la vendita delle indulgenze. E' l'atto che di fatto dà inizio alla Riforma protestante, che da mezzo millennio divide il Cristianesimo. Ma cosa spinse davvero Lutero a rompere con il Papato? Ed è vero che la spaccatura ha soprattutto basi politiche? In Terris ne ha parlato con il pastore della Chiesa luterana di Roma, Jens-Martin Kruse che ci ha ricevuti nella biblioteca della sua abitazione.

“Lutero è stato a Roma solo un mese nel 1510-11 e non sappiamo nulla di cosa ha vissuto e pensato, perché le prime cose che ha detto su questo soggiorno risalgono a venti anni più tardi, dopo il conflitto con la Chiesa cattolica. Quando venne qui era un monaco pio e gli è piaciuto tutto quello che ha fatto: ha visitato le catacombe, le grandi basiliche, ha chiesto l'indulgenza e andava tutto bene. L'impulso sulla teologia di Lutero non è partito dal suo viaggio a Roma ma dalla teologia dell'apostolo Paolo e dalla lezione sulla lettera ai Romani. Lì si trova la metà della sua teologia della giustificazione senza opere, il 'sola fide'”.

Nei giorni scorsi il segretario della Conferenza episcopale della Cei mons. Galantino ha detto che “la Riforma su un evento dello Spirito Santo”, affermazione contestata dal card. Muller. Che ne pensa?

“Naturalmente che ha ragione mons. Galantino! (ride, ndr). No, il commento del segretario della Cei per me è un segno delle grandi cose che sono cambiate in questo anno. Lui mi sembra molto vicino a Papa Francesco che ha chiesto alla sua Chiesa di trovare un nuovo rapporto con Lutero. Secondo me è uno dei frutti belli, anzi, bellissimi di quest'anno, perché la Chiesa cattolica romana ha trovato un nuovo modo di pensare a Martin Lutero. E' la prima volta che possiamo ricordare insieme la Riforma e abbiamo trovato un grande consenso: ora possiamo andare avanti in direzione dell'unità dei cristiani, possiamo cambiare qualcosa. Ma nella Chiesa luterana come in quella cattolica ci sono anche persone che hanno paura di questo nuovo movimento. In questo senso le parole del cardinale Muller sono un po' fuori dal tempo”.

Sono passati 500 anni. Il Papa non è più il “nemico” di un tempo: cosa è cambiato dopo il viaggio a Lund?

“E' stato a mio avviso un evento storico. Nel 1521 un Papa, Leone X, scomunicò Lutero. Nel 2016 un altro Papa è venuto a celebrare lui e la Riforma. E' un grande cambiamento. Francesco ha fatto tantissime proposte nella direzione di permettere a tutti i cristiani di trovare qualcosa di importante nella teologia di Lutero e questa è una svolta. Papa Francesco è la persona più importante per l'ecumenismo oggi. E' davvero un pontifex, crea ponti tra le nostre Chiese e apre la strada in direzione dell'unità visibile. Sono in grande sintonia con lui, gli sono vicino come un amico”.

C'è un clima piuttosto favorevole al dialogo ma ci sono ancora molte differenze dottrinali, a cominciare dai sacramenti. Che ne pensa dell'intercomunione?

“Sull'Eucarestia abbiamo risolto tutte le differenze teologiche. Oggi un cattolico e un luterano credono la stessa cosa riguardo a quello che succede nell'Eucarestia. Stiamo proprio vicini… La differenza è sul tema del ministero ma il Papa quando è venuto nella nostra chiesa ha aperto a due possibilità per l'intercomunione delle coppie miste. Ha detto: abbiamo in comune il Battesimo e tramite questo facciamo parte del medesimo Corpo di Gesù Cristo. Dunque non possono esistere differenze così grandi tra di noi al punto che non possiamo celebrare l'Eucarestia insieme. Poi ha aggiunto che è una domanda alla coscienza e nessuno può rispondere per un credente. Ogni cristiano deve parlare con il coniuge e con il parroco e alla fine deve portare questa domanda nella preghiera e se arriva al punto di dire sì, posso fare questo passo, il Papa dice: andate avanti. Nel dialogo ecumenico abbiamo queste due possibilità, il battesimo e la coscienza, dobbiamo seguire questa strada indicata dal Pontefice”.

In realtà qualche differenza sull'Eucarestia c'è…

“Noi diciamo presenza reale dove la Chiesa cattolica parla di transustanziazione: sono concetti differenti ma entrambi esprimono lo stesso mistero di Gesù presente nell'ostia e nel vino e questo era fondamentale anche per Lutero. Per questo le due Chiese sono vicinissime”.

Altro argomento che divide è il sacerdozio femminile.

“Il dialogo ecumenico è proprio un confronto, significa che entriamo in questa discussione e non sappiamo come finirà. Un primo passo potrebbe essere l'accettazione da parte della Chiesa cattolica che nelle altre confessioni sia possibile una forma di sacerdozio femminile. E anche il cattolicesimo ha diverse forme del ruolo delle donne. E' possibile trovare il modo affinché tale questione non sia così divisiva”.

Tuttavia nessuno nella Chiesa cattolica ritiene praticabile il sacerdozio ministeriale delle donne. Altro è la valorizzazione del loro ruolo…

“Dobbiamo trovare una soluzione per rendere accettabile che su questo esistano differenze che però non creano spaccature tra di noi. Secondo me è un compito per i prossimi anni”.

Altro argomento su cui esistono distanze è il divorzio.

“Sul significato del matrimonio non ci sono grandi differenze. Anche per noi deve rimanere per l'eternità. Ma siamo molto vicini all'argomentazione di Papa Francesco nell'Amoris Laetitia: per noi è importante che nel caso succeda qualcosa di grave come il divorzio, la Chiesa deve essere molto vicina alle persone. Per questo noi consentiamo una benedizione di persone divorziate che vogliono sposarsi di nuovo”.

E per quanto riguarda le unioni omosessuali?

“C'è una grande discussione su questo tema. In Germania è possibile il riconoscimento dello Stato e alcune diocesi luterane benedicono queste coppie”.

In  quali campi è invece possibile incontrarsi e collaborare?

“Su tutti i campi che interessano una comunità, una parrocchia. Possiamo fare tantissime cose insieme. Qui a Roma abbiamo questa bella situazione di un rapporto molto stretto e di reciproca fiducia. Per esempio con la parrocchia qui vicino, S. Camillo de' Lellis, facciamo tante cose per i poveri, per i senzatetto, per gli anziani, per i giovani… Nella vita delle comunità normalmente non si vedono differenze. L'ecumenismo nella vita delle comunità qui a Roma è una cosa quotidiana”.

La visita di Papa Francesco nel 2015 in questa chiesa fu un evento memorabile. Come ha influito quell'incontro sul dialogo? E cosa è possibile aspettarsi ora?

“Fu la sua prima visita in una comunità luterana e pertanto ha per sè un valore molto grande. In quell'occasione fu sviluppato un nuovo formato, un dialogo inedito con i fedeli. Alla fine il Papa regalò un calice, come segno di speranza per la celebrazione insieme, un giorno, dell'Eucarestia. Da allora questa comunità di Roma è come un piccolo laboratorio per un ecumenismo grande. Succede qualcosa a livello locale che ha una valenza per tutto il mondo. Roma oggi è il posto più importante per l'ecumenismo perché qui ci sono tutte le Chiese cristiane e così si origina una situazione in cui lo Spirito Santo crea nuove possibilità per fare passi avanti. E questo si è visto fin da quel 15 novembre 2015”.

C'è l'impressione che la ricorrenza dei 500 anni della Riforma sia vissuta con più partecipazione dai cattolici che dai protestanti. E' così?

“La nostra comunità ha organizzato oltre 100 eventi ma il passo che ha fatto la Chiesa cattolica per commemorare questo anniversario è forse più grande perché per un luterano è semplice, non costa nulla; ci aiuta ad attualizzare la teologia di Lutero ma la Chiesa cattolica, e di questo le siamo grati di cuore, per sempre, ha fatto questo grande passo, come dice spesso il Papa, di avvicinarsi. Questo è un fatto storico che è costato tanto. Il Papa è molto coraggioso. Anche in Germania sembrava un po' difficile trovare un consenso sui festeggiamenti. Alla fine si è trovata una soluzione con la proclamazione di un anno dedicato a Cristo. Questo è molto vicino alle intenzioni di Lutero, che non ha mai pensato a se stesso, non ha mai voluto fondare una chiesa con il suo nome. Diceva che dobbiamo rinnovare la nostra chiesa, nello spirito del Vangelo di Gesù. Secondo me in questo anno abbiamo capito che questa sua intenzione è giusta. Tutti i cristiani hanno capito che Gesù è il centro della fede. E' quasi un miracolo”.

Entrambe le Chiese, però, almeno in Occidente, stanno vivendo crisi di fede e vocazioni. Come è possibile superarla?

“Ogni sera prego per Papa Francesco. Lui deve vivere tantissimi anni ancora e con lui possiamo superare questa crisi. Si sente proprio lo spirito del Vangelo tramite lui e questo crea una attrazione non solo per i cattolici ma per tutti i cristiani. Con lui c'è la speranza che il cristianesimo in Occidente può sopravvivere. Abbiamo bisogno di un Papa come lui”.

La Chiesa luterana evangelica, tra l'altro, festeggia un doppio anniversario. Insieme a quello della Riforma, ricorda i 200 anni del primo culto a Roma, un evento che sarà celebrato domenica 5 novembre nella chiesa di via Sicilia. Il pastore Kruse ci congeda con un saluto che è un auspicio: “Speriamo di poter presto raggiungere l'unità visibile tra le nostre Chiese. Non abbiamo altre chance”.

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