A Pompei è nata una nuova Casa Famiglia della Comunità di don Oreste Benzi

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E’ stata inaugurata “Maria, Madre di misericordia”, una nuova Casa Famiglia della Comunità fondata da don Oreste Benzi (il 3 luglio 1973 a Coriano, in provincia di Rimini, nasceva la prima della Papa Giovanni XXIII) che da sempre cerca di “dare una famiglia a chi non ce l’ha”. A poco più di 40 anni di distanza dunque è nato a Pompei un nuovo “Seme d’amore”. Alla cerimonia ha preso parte Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità dal gennaio 2008 e primo successore di don Benzi. L’edificio è stato eretto a fianco il Santuario e si aggiunge alle più di 500 strutture di accoglienza disseminate nel mondo. Questa nuova realtà è la seconda che nasce all’interno della struttura “Centro per il Bambino e la Famiglia Giovanni Paolo II”, sorto appunto nelle ex case operaie, dove, sulle orme del Fondatore di Pompei, altre opere di carità vanno ad arricchire quelle create dallo stesso Longo alla fine dell’800 e che, ancora oggi, accolgono minori provenienti da situazioni di disagio economico e sociale.

“Anche oggi, anche a noi, il Signore manifesta la sua misericordia. Come la nascita di Giovanni il Battista, che ci viene presentata dalla liturgia odierna, procurò meraviglia e stupore, così per noi, la presenza di una Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII qui a Pompei è un dono”.
“Il dono di questa presenza non si ferma alla comunità – ha continuato il Mons. Tommaso Caputo – ma sparge il profumo della carità alla Chiesa di Pompei e alla Chiesa universale”. La celebrazione si è svolta nella Cappella dedicata al Fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, apostolo della carità ed antesignano della “chiesa in uscita”, tanto cara a Papa Francesco. Egli, infatti, accanto al tempio della fede, il Santuario edificato per rispondere alla chiamata della Vergine a propagare il Rosario, edificò il tempio della carità, con le numerose opere sociali create per sovvenire alle numerose povertà dell’epoca, tra cui l’Ospizio per i figli dei carcerati. «Oggi questo tempio si arricchisce di un nuovo altare, con questa Casa Famiglia» ha affermato ancora Mons. Caputo, ricordando, poi, anche la grande devozione mariana di Don Benzi che aveva sempre la corona del Rosario tra le mani. E soleva anche regalarne una agli sposi, invitandoli a recitarlo insieme.
Ramonda, nel saluto alla fine della Messa, si è rifatto al fondatore ricordando come Don Benzi invitasse “a fare dell’Eucarestia il cuore della propria vita, delle Case Famiglia e di ogni altra attività sociale ed educativa”, frase ripresa anche da Papa Francesco nell’udienza di sabato scorso. “Oggi apriamo qui una capanna di Betlemme, vista l’imminenza del Natale – ha proseguito Ramonda – e lo possiamo fare perché c’è una Madre che ci accoglie: la Vergine del Santo Rosario di Pompei, ma anche la Chiesa che è Madre. Per questo ringrazio il Vescovo, Mons. Caputo, e il parroco, Don Antonio Protano. È bello sapere che c’è la Chiesa che ci accompagna. Ne abbiamo bisogno”. In seguito, Ramonda ha sottolineato come negli ultimi anni, le Case famiglia della comunità nascono sempre più spesso in luoghi mariani, come Fatima, Lourdes o presso il Santuario della Madonna della Guardia a Genova. Dopo la Messa, la benedizione della casa e l’agare fraterna alla Mensa dei Poveri, gestita dallo SMOM, presso la Casa del Pellegrino.

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