A Jakarta la voce di una Chiesa che non si arrende

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:59

Nel concistoro del 5 ottobre c’è particolarmente una porpora che è testimonianza evangelica. In Indonesia la comunità cristiana rappresenta il 9,9% della popolazione a fronte di un 87,2% di musulmani. Monsignor Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Jakarta, è anche presidente della Conferenza episcopale dell’Indonesia. Di origine giavanese, del clero di Semarang, è nato il 9 luglio 1950 a Sedayn ed è stato ordinato sacerdote il 26 gennaio 1976. Dal 2 gennaio 2006 è anche Ordinario militare in Indonesia. È il primo arcivescovo di Jakarta proveniente del clero diocesano.

Il nuovo altare

Il neo-cardinale è in prima linea anche nell’evangelizzazione post-moderna.  “Per i giovani indonesiani le nuove tecnologie e i nuovi mass-media sono come un “nuovo altare”, un luogo a cui dedicano tutta la loro passione e la loro vita: la missione della Chiesa oggi non può prescindere da questo fenomeno”, spiegò a Fides Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo appena subentrato al cardinale Julius Riyadi Darmaatmadja. Un mondo giovanile in fermento e in rapido mutamento. “Vi è grande differenza, a livello sociologico, fra i giovani delle grandi città, come Giacarta, e quelli delle aree rurali – sottolinea il leader dell’episcopato indonesiano -. La pastorale giovanile della Chiesa indonesiana tiene conto di tali differenze: le diocesi istituiscono centri giovanili per accompagnarli nella crescita e nello sviluppo personale”. Due fenomeni spiccano a detta di monsignor Suharyo: “Il grande bisogno di spiritualità che i giovani manifestano; l’importanza delle nuove tecnologie che sono inscindibili dalla loro vita di ogni giorno. I nuovi mass-media racchiudono, come ogni strumento, una possibilità di bene ma anche i rischi di un uso perverso. La Chiesa indonesiana oggi si trova davanti a questa sfida, come ha ripetuto più volte il Santo Padre”. Il neo-cardinale, osserva Radio Vaticana, è molto fiducioso nei giovani indonesiani, che vede “aperti al dialogo, pronti a mettersi in discussone, attenti ai valori”. 

Il pericolo terrorismo

“Tutti gli indonesiani e soprattutto i musulmani devono prendere coscienza del pericolo del terrorismo”, spiega ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (fondazione di diritto pontificio con sede in Vaticano e dipendente dalla Santa Sede attraverso la Congregazione per il Clero) padre Franz Magnis-Suseno, gesuita e docente di Filosofia all’università di Giacarta. Come documentato dal Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), la tradizione indonesiana di pluralismo e armonia religiosa è sempre più minacciata dall’intolleranza religiosa che cresce sotto la spinta dell’islamismo radicale.

Attacchi alle Chiese

In Indonesia gli attacchi contro le chiese sono in aumento, come dimostrano le violenze nella provincia di Aceh. Altre comunità religiose, secondo Acs, si trovano ad affrontare crescenti vessazioni e violenze e gruppi come gli ahmadiyya e varie sette islamiche sciite, i buddisti, induisti, baha’i, confuciani, nonché gli aderenti a religioni tradizionali indigene e i progressisti musulmani sunniti, si ergono contro l’intolleranza. Un insieme di fattori spiega la crescita dell’intolleranza religiosa. “Gruppi di autodifesa come il Fronte dei difensori dell’islam (FPI) commettono violenze e attaccano impunemente chiese, moschee ahmaidyyah, comunità sciite e altri gruppi e la visione che prevale è influenzata dalla propaganda islamista nelle università, nelle moschee e negli scuole islamiche- riferisce Acs-.Le idee islamiste che si diffondono sono in gran parte importate dal Medio Oriente, in particolare grazie a finanziamenti per studiare in Arabia Saudita o nello Yemen, nonché il sostegno finanziario alla pubblicazione e alla distribuzione di letteratura islamista”. Le autorità sono sicure di poter contare su un buon sistema anti-terroristico, che opera sin dal 1988.

Fronte comune

Padre Magnis-Suseno attesta la presenza di numerosi gruppi terroristici: “Si tratta di realtà molto divise tra loro che non possono essere accomunate né far fronte comune. La maggior parte di queste condanna il terrorismo fondamentalista, ma due gruppi in particolare lo sostengono seppur indirettamente”. Tali formazioni sono il Jemaah Islamiah, fondato da Abubakr al-Bashir, e l’East Indonesia Mujahidin (MIT) guidato da Santoso e attivo nella provincia di Sulawesi Centrale.

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