2021, la cura pastorale dei fedeli al tempo della pandemia

Coronavirus, vescovi Toscana: "Nel 2021 non ci sarà benedizione casa per casa"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00
Una fedele in preghiera nella Cattedrale di Westminster - Foto © Ansa
Sarà la seconda quaresima in tempo di pandemia. La quaresima 2021 sarà senza la benedizione delle case. Per secoli la benedizione pasquale delle famiglie è stato un “rito” che da Nord a Sud dell’Italia ha unito le parrocchie nel tempo di Quaresima. Come vuole una prassi consolidata. I sacerdoti programmavano fin da dopo le festività natalizie le benedizioni delle case. Quest’anno, invece,  non ci sarà la benedizione delle famiglie casa per casa in vista della Quaresima. Lo ha deciso la Conferenza episcopale toscana che si è riunita in videoconferenza sotto la presidenza dell’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori.

Le regole pastorali per il 2021

I vescovi si sono anche confrontati sul gesto della benedizione delle famiglie. Che è solito caratterizzare la vita delle comunità parrocchiali in questa stagione dell’anno. È emerso un dato evidente. Questo gesto pastorale ha un forte significato per il legame tra il pastore e la sua comunità. Ma non potrà essere compiuto nel 2021. In questi mesi stop, dunque, alla consueta modalità di visita nelle case. E’ la linea di rigorosa adesione alle norme. Saranno evitati contatti personali che creano prossimità. E ogni diocesi darà proprie indicazioni. Sui tempi in cui eventualmente rinviare il gesto. Ovvero circa modalità nuove che ne permettano l’attuazione in forma comunitaria. Nella salvaguardia del distanziamento.

Distacco

L’episcopato toscano dedica ampio spazio all’esame della situazione sociale e pastorale. Che deriva dal “perdurare della pandemia per Covid-19. Quindi i presuli rinnovano “la vicinanza a quanti soffrono per il distacco dai loro cari e per la loro malattia”. I presuli esprimono “la loro preoccupazione per la tenuta sociale ed economica del territorio. Con particolare attenzione ai giovani e alle loro esigenze formative. Come pure al tessuto aziendale e alle prospettive di difesa del lavoro e dei lavoratori“. Quanto alle comunità ecclesiali, i vescovi hanno espresso “gratitudine in particolare ai sacerdoti e ai loro collaboratori. Per la disponibilità con cui stanno affrontando forme pastorali nuove. Forme adeguate ai tempi che viviamo. Rispettose delle disposizioni governative per il contrasto alla diffusione del contagio”.

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