DOMENICA 24 LUGLIO 2016, 000:04, IN TERRIS

TIMBRA IL CARTELLINO, MA VA A PESCA CON GLI AMICI: VIGILE URBANO NEI GUAI

EDITH DRISCOLL
TIMBRA IL CARTELLINO, MA VA A PESCA CON GLI AMICI: VIGILE URBANO NEI GUAI
TIMBRA IL CARTELLINO, MA VA A PESCA CON GLI AMICI: VIGILE URBANO NEI GUAI
Continua la saga dei "furbetti del cartellino". Questa volta tocca a Pescara, dove la Guardia di Finanza ha arrestato un 61 enne, maresciallo della polizia municipale, che timbrava il cartellino ma invece di indossare la divisa di vigile urbano e occuparsi di controllo ambientale andava a spasso sul lungomare, a pesca con gli amici o a giocare ai videopoker. L'uomo ora è agli arresti domiciliari, accusato di truffa pluriaggravata, commessa in danno di ente pubblico e con abuso dei poteri, e violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione.

Durante le indagini gli uomini della Guardia di Finanza hanno scoperto che il maresciallo non timbrava nella sede del Comando di Polizia municipale, come previsto, ma in altre strutture comunali. L'uomo andava a timbrare il badge personale nel palazzetto dello sport o in altri uffici comunali, a seconda delle sue attività extra lavorative.

"L’attività di polizia giudiziaria svolta - si legge in una nota della Guardia di Finanza - ha posto fine al danno economico sofferto dall’ente locale derivante dal difetto di prestazione lavorativa del proprio dipendente, e al conseguente danno, in termini di maggiori costi per i servizi pubblici, arrecato al cittadino".

"Se le accuse verranno confermate, saremo di fronte a un caso grave su cui sarà la magistratura a fare chiarezza - ha dichiarato il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini -. Chi sbaglia paga, ritengo doveroso che chi ha un lavoro, a maggior ragione in un ente pubblico, abbia l’obbligo di espletarlo, dunque di essere a servizio dell’ente e della comunità, come il suo contratto richiede e finchè tale contratto lo impegna".

"Viviamo tempi durissimi - ha continuato il sindaco -, in cui una delle peggiori emergenze è proprio quella occupazionale e chi ha un lavoro dovrebbe, se non amarlo, quanto meno ritenersi fortunato e non autorizzato a scaldare una sedia o, nella peggiore delle ipotesi, a disertarla per dedicarsi ad altro durante gli orari che lo vincolano per contratto".

 

 
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