“NON SOPPORTO MIA MOGLIE, RIPORTATEMI IN CARCERE”

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Dissapori e piccoli litigi rendono la vita di coppia un po’ movimenta e, come dice anche un vecchio proverbio “l’amore non bello se non è litigarello”. Molto probabilmente però non la pensava così un tunisino 40enne, agli arresti domiciliari che ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine attraverso una chiamata al 112. “Non sopporto più mia moglie, portatemi in carcere”. E’ stata la richiesta che si è sentito fare l’operatore che ha risposto alla chiamata. Anche al telefono si percepiva lo stato di agitazione in cui si trovava l’uomo, per cui una pattuglia di carabinieri si è presentata al suo domicilio.

Una volta arrivati all’abitazione, gli uomini dell’arma si sono trovati di fronte l’uomo, con tanto di borsone con vestiti ed effetti personali in mano, pronto per essere trasferito nel vicino carcere. Al tentativo dei carabinieri di spiegargli che non potevano condurlo nuovamente in carcere in assenza di un provvedimento del giudice, l’uomo ha dato in escandescenza, promettendo di compiere azioni sconsiderate contro i suoi familiari, annunciando il suo suicidio e arrivando a minacciare anche uno degli uomini dell’Arma.

La sua incapacità di sopportare mogli e figli ora gli costerà cara. Infatti i carabinieri hanno ceduto alla sua richiesta, ma lo hanno arrestato per minacce a pubblico ufficiale e il Pm ha disposto un processo per direttissima.

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