Infermiere aggredito a colpi di stampella all’ospedale Santobono

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:45

ANapoli il papà del bimbo come una furia spezza il dito all'infermiere del Santobono. In Italia due operatori sanitari su tre vengono aggrediti. Il 65% dei camici bianchi (sondaggio Anaao Assomed, giugno 2018) è stato vittima di aggressioni: per il 66,19% verbali, per il 33,81% fisiche. L’emergenza riguarda soprattutto il Sud: violenze nei reparti (72,1%) e nei Pronto soccorso (80,2%). Di mese in mese le rilevazioni presentano un quadro a tinte più fosche. Secondo l’indagine della Società di medicina di emergenza e d’urgenza, nel 63% dei Pronto soccorso si è verificato nell’ultimo anno un episodio di violenza. Per fermare l’escalation di violenze in ospedale, i sindacati dei camici bianchi hanno appena consegnato 35 mila firme alla commissione Sanità del Senato con un pacchetto di proposte che include «la trasformazione dell’operatore sanitario in pubblico ufficiale» e «le sanzioni per le Asl che non garantiscono la sorveglianza

Far west al pronto soccorso

Pazienti esasperati dalle code record nei reparti di emergenza senza vigilanza. Al Sud l’80% degli operatori sanitari subisce scatti d’ira, botte e intimidazioni. Pronto soccorso come il Far West. Aggrediti in servizio due medici su tre. “Ennesima aggressione al pronto soccorso dell'ospedale “Santobono” di Napoli, alle 6 questa mattina. Il papà  di un bambino in codice verde si è scagliato violentemente contro un infermiere provocandogli la frattura di un dito della mano e 24 giorni di prognosi. Lamentava presunti ritardi nel prestare soccorso al figlio, nonostante fosse già stato preso in carico dal medico di turno ed era in quel momento sottoposto a visita”, denuncia il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. “Solo l'intervento della vigilanza ha impedito conseguenze peggiori e l'operatore sanitario è riuscito a cavarsela solo con un dito rotto”, prosegue Borrelli spiegando che l'infermiere è stato colpito con una stampella.

Dieci aggressioni al mese

“Dall'inizio dell'anno sono quasi 80 le aggressioni al personale medico all'interno degli ospedali”, aggiunge il consigliere dei Verdi sostenendo che “gli operatori sanitari ormai si recano al lavoro con la paura di finire sotto la furia ceca di questi individui che altro non sono che cialtroni. Non smetteremo mai di chiedere il presidio fisso delle forze dell'ordine nei pronto soccorso dei nostri ospedali per arginare questa deriva”. Borrelli ha espresso solidarietà alla vittima e al personale tutto tramite Anna Maria Minicucci, direttore generale del Santobono. Nei Pronto soccorso su mille pazienti un terzo è in attesa di ricovero e la metà del personale in servizio deve trascurare le emergenze per assistere i malati sulle barelle (-24% di posti letto in un decennio). L’80% degli ospedali ha il pronto soccorso: in totale 12 mila medici e 25 mila infermieri. I tempi di attesa, l’abuso di alcol, la dipendenza dalle droghe e i disturbi mentali scatenano comportamenti violenti. In aumento il numero di episodi di violenza al Pronto soccorso. Crescono, ma di meno, quelli ai Sert, ambulatori psichiatrici, servizi geriatrici. Il 90% degli infermieri riferiscono di essere stati aggrediti fisicamente o verbalmente o di aver assistito ad aggressioni nei confronti di colleghi. Il 35% del personale sanitario ha subito atti di violenza fisica e il 52% ne è stata testimone. Il 31% degli aggrediti ha avuto bisogno di cure mediche, con prognosi nel 30% dei casi dai 5 a 15 giorni. Nel 90% degli episodi gli operatori sanitari non denunciano la violenza subita (verbale o fisica).

Le dinamiche

Negli Usa, su 5 milioni di operatori sanitari, le aggressioni fisiche sono 2637 all’anno, cioè 8,3 ogni 100 mila lavoratori ospedalieri. In Italia in un anno sono 1200 le violenze denunciate ma sono solo una piccola parte delle aggressioni effettive. A Roma 4 Pronto soccorso senza un posto fisso di polizia (Santo Spirito, Oftalmico, San Filippo Neri, Cto), 5 con presidi di pubblica sicurezza di 6 ore quotidiane (Sant’Eugenio, San Giovanni, Pertini, San Camillo, Sant’Andrea), 2 con sorveglianza della polizia dalle 8 alle 20 (Umberto I, Policlinico Tor Vergata), uno con la sola vigilanza privata (Ospedale Grassi di Ostia). Ad alzare le mani o il tono della voce sono i pazienti in fila (50% dei casi), i parenti (21%), parenti e paziente insieme (11%), altri accompagnatori (10%), utenti generici del Pronto soccorso (8%). “Quanto avvenuto al Santobono in una sala di attesa piena di bambini e genitori che civilmente attendevano il loro turno di visita ai danni di un lavoratore che prestava la sua opera per curare i bambini è gravissimo. Osserva il direttore generale dell'azienda ospedaliera “Santobono Pausilipon” di Napoli, Anna Maria Minicucci, commentando l'aggressione avvenuta nella mattinata di  ai danni di un infermiere: “Chiederò al prefetto di ascoltarci e se riterrà di attivare un tavolo in prefettura al fine di contenere questo fenomeno che si sta aggravando ogni giorno di più. Inoltre è necessario che venga approvata al più presto la legge che equipara gli operatori di pronto soccorso a pubblici ufficiali”.  Minicucci ha portato la sua solidarietà al personale del Pronto Soccorso, recandosi in ospedale, per ribadire “la vicinanza e l'impegno dell'amministrazione  per risolvere questo grave problema”. Al fine di ridurre “questo inaccettabile fenomeno è importante che insieme a interventi di controllo e repressione sui violenti si attivino anche interventi organizzativi per ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorsi. Dei centomila accessi l'anno del pronto soccorso del Santobono  oltre il 60% sono inappropriati ed i  casi di violenza si verificano sempre da parte di familiari di pazienti non gravi che accedono in maniera inappropriata al pronto soccorso”.

Sequela impressionante

Insieme al direttore generale delle AslNa1 Ciro Verdoliva,  assicura Anna Maria Minicucci, “stiamo discutendo di un protocollo operativo che consenta di far visitare i pazienti in codice bianco, giunti in pronto soccorso, dai medici di continuità assistenziale adeguatamente formati in pediatria e con cui già da anni esiste un positiva collaborazione presso il presidio SS Annunziata”. Quindi “se Parlamento, istituzioni locali si attiveranno ognuno per quanto di competenza e si implementeranno modelli organizzativi innovativi tra ospedali ed Asl, allora si potrà contenere il dilagare di una violenza divenuta ormai quotidiana e non più accettabile”. La sequela di aggressioni in sanità è impressionante, come quella avvenuta in ospedale, questa volta a Lavagna. La settimana scorsa i carabinieri del nucleo radiomobile di Sestri Levante hanno denunciato un operaio italiano di 24 anni per violenza, minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. L'uomo, secondo quanto accertato, ha picchiato due infermieri e una dottoressa, dopo avere ribaltato e buttato a terra diverse lettighe perché pretendeva di essere visitato senza aspettare il suo turno. I militari sono intervenuti e lo hanno riportato alla calma. In precedenza era stato il personale del pronto soccorso dell'ospedale Galliera a subire due distinte aggressioni, in una delle quali un paziente aveva rotto una mano a un infermiere.

Emergenza sottovalutata

Roma e Udine si allestiscono corsi di autodifesa per medici e infermieri e a Palermo il personale reclama la vigilanza dell’esercito. In due strutture sanitarie su tre si verificano aggressioni fisiche. Grava il sovraffollamento: il problema è nazionale e da Roma in giù la situazione è da allarme rosso perché “la frustrazione dei pazienti aumenta laddove ci sono più carenze di personale e posti letto”, spiegano gli ordini dei medici, commentano i sindacati della sanità. Cinque ore per una visita In Italia due medici su tre vengono aggrediti. Il 65% dei camici bianchi (sondaggio Anaao Assomed, giugno 2018) è stato vittima di aggressioni: per il 66,19% verbali, per il 33,81% fisiche. L’emergenza riguarda soprattutto il Sud: violenze nei reparti (72,1%) e nei Pronto soccorso (80,2%). Di mese in mese le rilevazioni presentano un quadro a tinte più fosche. Secondo l’indagine della Società di medicina di emergenza e d’urgenza, nel 63% dei Pronto soccorso si è verificato nell’ultimo anno un episodio di violenza. Per fermare l’escalation di violenze in ospedale, i sindacati dei camici bianchi hanno appena consegnato 35 mila firme alla commissione Sanità del Senato con un pacchetto di proposte che include “la trasformazione dell’operatore sanitario in pubblico ufficiale” e “le sanzioni per le Asl che non garantiscono la sorveglianza nei servizi psichiatrici e negli avamposti del 118”. Il segretario Smi, Pina Onotri descrive un “effetto moltiplicatore” e cioè “tagli di personale al Pronto soccorso, servizi meno accessibili, insoddisfazione crescente dei pazienti, forze dell’ordine sotto organico e più malati psichiatrici senza assistenza”. Lei stessa, in servizio alla Guardia medica, si è vista scagliare contro un vaso di fiori da una donna in preda a una crisi nervosa. Maggiore è l’affollamento al Pronto soccorso, più frequenti sono le aggressioni in sanità. Dalle 4 alle 5 ore in coda per la visita in codice bianco o verde e, nelle grandi città, attese fino a 60 ore per un ricovero. A Roma, in una giornata media, su 144 pazienti al Policlinico Casilino, 40 sono in attesa di un posto letto, all’Umberto I 49 su 124, al Gemelli su 49 sono 128, al San Camillo-Forlanini, 50 su 143.

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