GIOVEDÌ 12 MAGGIO 2016, 000:05, IN TERRIS

"GIUSTIZIATEMI, DEVO ESSERE IN PARADISO ALLE 16"

L’uomo era in cura presso l’ospedale iracheno perché la sua cintura esplosiva non era deflagrata

MILENA CASTIGLI
"GIUSTIZIATEMI, DEVO ESSERE IN PARADISO ALLE 16"
“Uccidetemi, devo essere in paradiso alle 16”. Sarebbe una richiesta comica nella sua assurdità, se non fosse stata pronunciata da uno di quei fanatici dell’Isis che stano seminando morte e terrore tra tanti innocenti. Si tratta di uno jihadista caduto prigioniero durante l'ultima offensiva degli uomini del califfato contro le forze curde dei Peshmerga, nel nord dell'Iraq. L’uomo era in cura presso l’ospedale perché la sua cintura esplosiva non era deflagrata, ma era rimasto ferito a una gamba dall’esplosione suicida del suo commilitone.

“Quando stavo curando le sue ferite – ha raccontato all'emittente curda Rudaw il medico Salim al Soraji - gli ho chiesto 'da dove vieni?’. Mi ha detto che è originario di Samar'a (città a maggioranza sunnita a nord-ovest di Baghdad) ed era venuto qui per fare la jihad con altri 50 con l'obbiettivo di ottenere il martirio facendosi esplodere perché stasera coincide con la ricorrenza di Isra e Mi'raj e ‘ci siamo dati appuntamento tutti alle ore 16 in paradiso, per favore uccidimi'”.

Quel giorno infatti, era il 3 maggio scorso, la religione islamica festeggiava “Isra' e Mi'raj”, una ricorrenza che si riferisce rispettivamente a un miracoloso viaggio notturno del profeta Maometto e della sua successiva ascesa al Cielo con la visione delle pene infernali e delle delizie paradisiache riservate a dannati, beati e martiri.

Il 3 maggio la zona di Telsaqf a nord di Mosul è stata attaccata da un gran numero di jihadisti. “Quel giorno erano tutti dei kamikaze e combattevano con estrema violenza”, ha affermato il medico curdo aggiungendo che “quando sono terminati i combattimenti, tre ore dopo, sono andato con il mio cellulare per filmare qualche jihadista ucciso quando ho notato un combattente riverso a terra che muoveva la gamba. Era un jihadista che respirava ancora”. L’uomo non era riuscito nell’intento di autoimmolarsi in nome di Allah come i suoi compagni, da qui la richiesta di venire ucciso “entro le 16”: dal suo punto di vista, infatti, il paradiso non poteva attendere.
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