MERCOLEDÌ 05 DICEMBRE 2018, 00:04, IN TERRIS


UMBRIA

Ennesimo indottrinamento gender nelle scuole?

Distribuito agli studenti un questionario per verificare il loro grado di omofobia: polemiche

REDAZIONE
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Studentesse
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obiettivo è conoscere il grado di omofobia degli studenti di terza media e quarto superiore. Il mezzo usato è un questionario da distribuire nelle scuole dell'Umbria. Ma l'iniziativa sostenuta dalla Regione e per la quale ha lavorato Federico Batini, docente all'Università di Perugia, ha scatenato polemiche.

"Ancora una volta i bambini delle scuole umbre diventano cavie da laboratorio per l'indottrinamento gender", sbotta Simone Pillon, senatore della Lega eletto nel collegio dell'Umbria. "Protagonista - prosegue l'esponente del Carroccio - la Giunta regionale umbra retta dal Pd che, nonostante la bocciatura del protocollo regionale da parte di prefetture sindaci, università e uffici scolastici regionali, ha deciso di forzare ugualmente la mano". Pillon rileva che nel documento "si pongono domande che ben poco lasciano all'immaginazione. Dopo aver chiesto orientamento religioso e politico, il questionario non si fa scrupolo di chiedere ai bambini quale sia il loro orientamento sessuale, da scegliere tra sei categorie tra cui una cosa tipo 'esclusivamente omosessuale', 'prevalentemente omosessuale', 'bisessuale', 'asessuale' etc.". Il senatore leghista ritiene "inutile illustrare gli effetti che simili argomenti, oltretutto esposti brutalmente senza alcun sostegno educativo, possono avere sulla delicata fase di maturazione del minore". Sugli scudi anche il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Umbrianext), che afferma: “Quando affermavo a più riprese che l’atto 15 bis, conosciuto come ‘legge regionale contro l’omofobia’ avrebbe creato un tribunale dell’inquisizione ‘al contrario’, aprendo varchi preferenziali per azioni di indottrinamento ideologico soprattutto fra gli adolescenti".

 

Il Comitato del Family Day sottolinea che "per capire la portata fortemente invasiva della libertà educativa – che è primario diritto della famiglia – basti sapere che le domande investono temi delicatissimi come l'orientamento sessuale, passando su tale aspetto implicitamente un messaggio di approvazione acritica della fluidità sessuale: per questo ribadiamo che nessuna ricerca, anche se fosse mossa dai più nobili fini, può superare il primato educativo dei genitori". Secondo il Family Day "è molto criticabile anche la ricerca esplicita di legame tra religione, opinioni politiche e pregiudizi verso l'omosessualità. Studiare questa relazione senza considerare una serie enorme di variabili non ha fondamento né utilità, se non quella di alimentare pregiudizi e divisione; inoltre, tutto ciò evidenzia nel progetto la volontà di una ideologia fatta solamente di presupposti". Il comitato del Family day ha scritto al ministro dell'Istruzione e ricerca e alla Commissione Infanzia e Adolescenza, chiedendo il blocco del questionario.

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