Due studenti incastrati da un video

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E la scuola si conferma il paradigma del Paese. Una nazione che non tira fuori il meglio dall'istruzione è una nazione in grave difficoltà. L'Italia, oltre ad essere il penultimo Stato europeo per quanto riguarda la produzione di laureati (siamo davanti soltanto alla Romania), è un bacino per le vere potenze che ci scippano i migliori talenti da noi stessi prodotti. Anche se va detto chiaramente che il Bel Paese cresce spesso teppistelli, baby gang o peggio ancora ragazzi che vivono vite parallele tra social e videogiochi. L'ultimo episodio della drammatica situazione che il mondo educativo italiano, per non parlare della cultura, giunge da Catania. 

I contorni della vicenda 

Due giovani di diciannove anni sono stati denunciati in stato di libertà dalla polizia di Catania alla Procura Distrettuale per interruzione di pubblico servizio. I due giovani, – si tratta di due studenti maggiorenni che frequentano un istituto superiore della città siciliana – durante le lezioni sono entrati in classe a bordo di due scooter accesi e hanno iniziato a girare coi motorini nei locali scolastici. La “bravata” è stata filmata con uno smartphone e il video dei due giovani in scooter in classe è finito ben presto in rete, condiviso sui vari social network. A questo punto il dirigente scolastico dell'istituto non ha potutto far altro che denunciare il fatto alla Polizia Postale. La quale ha avviato le indagini e identificato i due giovani arrivati in classe a bordo dei motorini. Le forze dell'ordine etnee hanno approfittato dell’episodio di Catania per invitare gli utenti a segnalare immediatamente, anche tramite l'app YouPol, gli episodi di bullismo o violenze o illeciti in genere che possano accadere nell'ambito o nelle vicinanze delle scuole. E siamo al punto di partenza, cyberbulllismo, prepotenze, atti vandalici nelle istituzioni scolastiche, che spesso non sono sufficientemente supportate dalle famiglie. Infatti nella maggior parte dei casi i genitori si voltano dall'altra parte, o peggio ancora giustificano i figli. 

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