Anche un boss di mafia tra i 109 “furbetti” del Reddito di Cittadinanza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:34

Scoperti dalla guardia di finanza ben 109 “furbetti” che percepivano il Reddito di cittadinanza per un complessivo di oltre 900mila euro, anche se condannati per reati di mafia. Dai controlli eseguiti dalle Fiamme Gialle è emerso che i soggetti denunciati erano gravati da una sentenza di condanna definitiva per il reato di associazione di tipo mafioso o per altri gravi reati.

E’ stato disposto il sequestro sia delle disponibilità finanziarie, provento del reato, sia delle “carte postamat Rdc” utilizzate dagli indagati per prelevare il sussidio. I finanzieri, in collaborazione con le direzioni provinciali dell’Inps, hanno analizzato le posizioni dei soggetti gravati da sentenze di condanna definitiva per reati di mafia e dei loro famigliari, accertando così che 37 condannati e 72 loro parenti per mesi avrebbero percepito indebitamente il sussidio, omettendo di comunicare le condanne.

Anche il boss di mafia tra i denunciati: l’operazione “Veritas”

Tra i denunciati figura anche un esponente di spicco di un clan – il boss del Nord Barese, del clan mafioso Cannito-Lattanzio – attivo nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, condannato in via definitiva, oltre che per il reato di associazione mafiosa, anche per il tentato omicidio di un affiliato alla fazione criminale opposta. Ci sono poi numerosi pluripregiudicati dei clan baresi e loro familiari.

Nello specifico, gli investigatori hanno spiegato che, nell’indagine denominata “Veritas”, “è stata accertata l’illegittima erogazione del beneficio ai conviventi di boss ed esponenti di primo piano della criminalità barese, clan Capriati e Di Cosola e di quella attiva nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, clan Cannito-Lattanzio, condannati in via definitiva per il reato di associazione di tipo mafioso, oltre che, in taluni casi, per omicidio, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione di armi”.

Oltre al sequestro penale, gli esiti degli accertamenti sono stati comunicati all’Inps per l’adozione dei provvedimenti di decadenza o di revoca dei benefici illecitamente erogati e per l’avvio delle azioni di recupero dell’indebito percepito.

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