VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2019, 12:04, IN TERRIS

CAMPAGNA SOLIDALE

Troppo poveri per comprare le medicine

Si conclude oggi all'Università Europea di Roma la raccolta dei farmaci realizzata in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

GIACOMO GALEAZZI
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li studenti hanno affiancato gli operatori nella raccolta di farmaci per iniziative di solidarietà. I medicinali saranno destinati al Dispensario Pediatrico Santa Marta e ai volontari di Gioventù Missionaria, per la loro missione in Messico. "Nel mondo esistono persone talmente povere da non potersi comprare neppure le medicine per poter sopravvivere- spiegano i promotori-. La Fondazione Banco Farmaceutico ha l’obiettivo di rispondere al bisogno delle persone indigenti, attraverso la collaborazione con le realtà assistenziali che già operano contro la povertà sanitaria, testimoniando un cammino di educazione alla condivisione e alla gratuità. L'iniziativa fa parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione integrale della persona.


Enti assistenziali

Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri". Alla Giornata 2019 per la raccolta dei farmaci  hanno aderito 4.488 farmacie, il 7,5% in più dell’edizione 2018. Gli oltre 420.000 farmaci da banco raccolti aiuteranno più di 539.000 bisognosi di cui si prendono cura 1.818 enti assistenziali convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico. Sono state raccolte oltre 420.000 confezioni di farmaci da banco, contro le 376.692 dello scorso anno. L’aumento registrato è pari ad almeno il 10,2%. I medicinali donati aiuteranno più di 539.000 persone povere di cui si prendono cura 1.818 enti assistenziali convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico onlus (+2,9% rispetto ai 1.768 del 2018). Gli enti hanno espresso un fabbisogno pari a 1.040.288 farmaci, che sarà coperto al 40% grazie ai farmaci raccolti.  All’iniziativa hanno aderito 4.488 farmacie (+313 rispetto alle 4.175 del 2018, pari a un incremento del 7,5%). L’evento ha coinvolto circa 15.000 farmacisti. I titolari delle farmacie hanno donato oltre 668.000 euro. I volontari che hanno partecipato al gesto sono stati circa 20.000, 2.000 in più dello scorso anno. “La Giornata di Raccolta del Farmaco, quest’anno, ha decisamente superato le aspettative: sono cresciuti significativamente il numero di medicinali raccolti, quello delle farmacie aderenti e quello dei volontari che hanno partecipato all’evento- spiega Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus-. Si tratta di un risultato che, indubbiamente, ci fa volgere gli occhi al futuro con sguardo speranzoso. Un modo di agire affinché la nostra società cambi in meglio e la gratuità costituisca l’espressione della propria libertà di realizzarsi pienamente facendo insieme del bene”.


Mezzo milione senza cure

L’industria italiana del farmaco è leader in Europa in tandem con la Germania. Anche il 2018 è stato archiviato con un trend in crescita, tagliando il traguardo di 32 miliardi di produzione, +3,2% rispetto all’anno precedente. E se consideriamo gli ultimi dieci anni la produzione ha avuto un incremento del 22% (rispetto a una riduzione del 14% della media mani-fatturiera), determinato al 100% dalla crescita delle esportazioni che sono aumentate più della media Ue (+117% rispetto a +81%) e di tutti i grandi Paesi europei.  Oltre mezzo milione di italiani non si sono potuti permettersi cure mediche e farmaci nel 2018, mentre circa 13,7 milioni di italiani hanno limitato le spese per visite e accertamenti. 539 mila poveri non hanno avuto i soldi per le cure di cui avevano bisogno. A causa di spese più urgenti, le famiglie povere riservano alla salute solo il 2,54% della propria spesa totale, contro il 4,49% delle famiglie non povere. In particolare, possono spendere solo 117 euro l'anno (11 euro in più rispetto all'anno precedente), mentre il resto delle persone può spendere 703 euro l'anno per curarsi (8 euro in più rispetto all'anno precedente). 


Prevenzione

Per le famiglie indigenti la quota principale della spesa sanitaria è destinata ai medicinali: 12,30 euro mensili, pari al 54% del totale. Il resto delle famiglie destina ai farmaci solo il 40% della spesa sanitaria, perché investe maggiormente in prevenzione. È particolarmente significativa la spesa delle persone in stato di indigenza per i servizi odontoiatrici: 2,35 euro mensili, contro 24,83 euro del resto della popolazione. La strategia del risparmio nelle spese sanitarie, che riguarda di fatto oltre 5 milioni di famiglie, si configura quindi come "un vero e proprio comportamento di massa". Nel triennio 2014-16 la percentuale di italiani, non poveri, che ha limitato il numero di visite e accertamenti è passata dal 24 al 20%. Il dato, invece, è aumentato tra le famiglie povere, passando dal 43,4% al 44,6%. "Nonostante questa strategia di contenimento della spesa sanitaria a proprio carico - evidenzia Avvenire- i dati ufficiali indicano una progressiva divaricazione tra la spesa pubblica (in riduzione) e quella privata (in aumento). In particolare, la quota di spesa per assistenza farmaceutica non sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale e a carico totale delle famiglie sfiora il record storico, passando al 40,6% rispetto al 37,3% dell'anno precedente». Osserva Daniotti: "Sono davvero troppe le persone che non hanno un reddito sufficiente a permettersi il minimo indispensabile per sopravvivere. I dati pubblicati quest'anno dimostrano che il fenomeno si è sostanzialmente consolidato nel tempo e che, prevedibilmente, non è destinato a diminuire sensibilmente nei prossimi anni. Siamo anche convinti che il nostro Paese è caratterizzato da una cultura del dono che si esprime in maniera particolarmente visibile durante la Giornata di Raccolta del Farmaco, quando centinaia di migliaia di cittadini donano un medicinale per chi è più sfortunato. La strada per cambiare le cose è che quella cultura si diffonda sempre più anche tra le istituzioni e le aziende farmaceutiche e che queste ultime inizino a contemplare la donazione non più come un'eccezione, ma come parte del proprio modello di sviluppo imprenditoriale destinato al bene di tutta la comunità".

 

 

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