Lo stress subito durante l’infanzia lasciano il segno nel cervello, rendendo gli adulti più vulnerabili ad ansia, depressione e altri disturbi dell’umore. Uno studio dell’Università di Princeton ha osservato il meccanismo nei giovani topi e individuato una possibile modalità per futuri trattamenti. I ricercatori, concentrandosi sull’area popolata di cellule nervoso che producono dopamina, hanno osservato negli esemplari sottoposti a esperienze stressanti una “memoria” di quegli eventi che attiva più facilmente i geni in caso di avversità e hanno sperimentato come evitare l’attivazione.
Le “cicatrici” nel cervello
Le esperienze stressanti vissute durante l’infanzia lasciano delle “cicatrici” nel cervello: le cellule che si trovano in alcune aree conservano una memoria molecolare dei traumi subiti attaccando etichette sul Dna, e ciò rende più vulnerabili ad ansia, depressione e altri disturbi dell’umore anche da adulti. Il meccanismo è stato osservato nei topi grazie allo studio guidato dall’Università di Princeton e pubblicato sulla rivista Neuron. La scoperta offre, però, un bersaglio preciso per mettere a punto eventuali trattamenti.
Il meccanismo dello stress
“Attualmente non esistono trattamenti per gli effetti dello stress precoce sul cervello – afferma Catherine Jensen Peña, che ha coordinato lo studio – in parte perché non avevamo un quadro chiaro dei meccanismi molecolari su cui intervenire. Questo studio è entusiasmante – aggiunge la ricercatrice – perché svela un meccanismo preciso e contribuisce, inoltre, a spiegare perché l’impatto dello stress sia allo stesso tempo ampio e latente”.
Lo studio
Ricerche precedenti avevano già permesso di capire che lo stress subito nell’infanzia modifica l’attività dei geni nelle cellule del cervello, ma finora non era chiaro il meccanismo alla base di questo fenomeno. Gli autori dello studio si sono concentrati su una regione chiamata area tegmentale ventrale, popolata da cellule nervose che producono dopamina in risposta allo stress. Hanno così scoperto che, nei giovani topi esposti a esperienze stressanti, queste cellule mostrano un’etichetta molecolare in una regione del Dna che la fa rimanere srotolata: ciò vuol dire che i geni lì presenti vengono attivati più facilmente quando si ripresentano avversità. Impedendo all’etichetta di attaccarsi al Dna, infatti, i ricercatori hanno protetto i topi dall’insorgenza dell’ansia anche se erano cresciuti in un ambiente stressante.
Fonte Ansa

