Oceani: un’ottica One Health per un’unica salute uomo-ambiente

Il Forum internazionale sulla salute degli oceani ha stilato un piano di dieci azioni chiave per promuovere la salute pubblica e ambientale

Foto di Emiliano Arano: https://www.pexels.com/it-it/foto/ocean-wave-all-ora-blu-1330219/

Nel mare non troviamo soltanto risorse fondamentali per la nostra vita, ma anche sostanze nocive come microplastiche e fattori di rischio come tracce del virus Sars-CoV-2 e geni legati all’antibiotico resistenza. E’ quanto ha rilevato il progetto SeaCare, frutto della collaborazione tra l’Istituto superiore di sanità (Iss), Marina militare italiana e centri di ricerca internazionali che hanno collaborato alla raccolta dei dati. I risultati sono stati presentati al Forum internazionale sulla salute degli oceani e dell’uomo in corso a Roma, in occasione della Giornata mondiale degli oceani. “Non esistono confini geografici o di settore: l’impatto dell’ uomo si propaga all’ interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso, ha detto Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss e ideatore di SeaCare, “questo legame fa sì che l’inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l’acqua, il cibo e il clima stesso”. “La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio”, così il ministro per la Salute Orazio Schillaci, “mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità”. Per questo è stato stilato un piano in dieci punti per promuovere la salute umana e degli oceani.

Rischi e risorse

Uno “scudo climatico” che assorbe il 90% del calore in eccesso, una fabbrica di elementi essenziali alla vita, una “farmacia blu” da cui attingiamo fondamentali strumenti di cure: oggi gli oceani, fondamentali per la salute degli ecosistemi e quindi dell’uomo, sono minacciatati da riscaldamento, acidificazione, inquinamento costiero e nuovi contaminanti. Ma anche dalla presenza ubiquitaria di vari geni legati alla resistenza agli antibiotici, sostanze pericolose per l’uomo come i Pfas e le microplastiche e tracce del virus Sars-CoV-2 in acque lontane dalle coste, come rilevato nell’ambito del progetto SeaCare, realizzato in collaborazione tra l’Istituto superiore di sanità (Iss), Marina militare italiana e centri di ricerca internazionali, con cui sono stati raccolti dati da tutti gli oceani. Il tema è stato al cento del primo forum internazionale sulla salute degli oceani e dell’uomo, in corso a Roma nella sede dell’Istituito e che ha ricevuto l’endorsement dell’Unesco nella giornata mondiale degli oceani.

Nuovo approccio

“I sistemi acquatici stanno emergendo come importanti serbatoi e vie di diffusione della resistenza antimicrobica, con evidenti implicazioni per la salute pubblica globale. Questo richiede un cambiamento di approccio: i rischi sanitari non possono più essere affrontati senza integrare pienamente i dati ambientali nei sistemi di sorveglianza”, ha spiegato Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss e ideatore di SeaCare. Per Piccioli, “non esistono confini geografici o di settore: l’impatto dell’ uomo si propaga all’ interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso. Questo legame fa sì che l’inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l’acqua, il cibo e il clima stesso”.

Dieci punti

Per raggiungere questo obiettivo, in occasione del forum è stato stilato un piano, in 10 passi, verso un impegno globale, concreto e costruttivo. Tra questi: il riconoscimento dei mari e degli oceani come un unico oceano globale e come una priorità di salute pubblica; includere la salute umana nel trattato sugli alti mari e renderla un obiettivo per la Water Agenda dell’Onu; promuovere una visione integrata, “dalla sorgente al mare”; trasformare la complessità dei dati in informazioni e conoscenza; proteggere il mare per il futuro delle nuove generazioni.

Schillaci: “Salute umana e oceani inseparabili”

La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando di po’”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli Oceani e la salute umana in corso all’Istituto superiore di sanità in occasione della giornata mondiale degli oceani.

Ottica Planetary Health

“L’Italia ha riconosciuto qualcosa che pochi governi hanno già tradotto in ambizione e visione concreta, cioè che la salute umana e la salute degli oceani sono la stessa storia, lo stesso presente e, soprattutto, lo stesso futuro – ha sottolineato Schillaci -. Sulla base di questo criterio è stato istituito, ad esempio, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (Snps), che salda formalmente il sistema della Salute con quello per la protezione dell’Ambiente, in un’ottica One Health e guardando alla sua evoluzione più ambiziosa, quella della Planetary Health“. Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto superiore di sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre”. Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute”.

Fonte Ansa

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