Lesioni del midollo spinale: le nuove prospettive della riabilitazione

Quattro giovani con lesione completa e cronica del midollo spinale hanno recuperato la possibilità di camminare con un deambulatore grazie a una tecnica di stimolazione midollare

Foto di Maxx Sas: https://www.pexels.com/it-it/foto/stanza-d-ospedale-vuota-ad-accra-ghana-39128512/

Una nuova tecnica sviluppata in Italia apre una prospettiva inedita nella riabilitazione delle persone con lesioni complete e croniche del midollo spinale. Quattro giovani, privi del controllo volontario dei muscoli delle gambe, sono riusciti a tornare in piedi e a camminare con l’aiuto di un deambulatore dopo un percorso intensivo di esercizi. Il metodo, che non richiede impianti cerebrali né sensori esterni, utilizza i movimenti volontari del tronco per modulare la stimolazione dei nervi delle gambe.

La tecnica utilizzata

Paralizzati per una lesione completa e cronica del midollo spinale, tanto da non avere più alcun controllo sui muscoli delle gambe, quattro giovani si sono potuti alzare dalla sedia a rotelle per tornare a camminare con l’aiuto di un deambulatore. È stato possibile grazie alla nuova tecnica messa a punto in Italia, nel laboratorio di neuroprotesi modulari impiantabili (Mine) nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele di Millano e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, attivo presso l’Irccs ospedale San Raffaele. Sperimentata per la prima volta, la tecnica è descritta sulla rivista Med (Cell Press).

I partecipanti

I giovani che hanno partecipato alla sperimentazione sono tre uomini e una donna, hanno meno di 35 anni e sono italiani: due provengono dalla Lombardia, uno dalle Marche e uno dall’Umbria. La tecnica che hanno sperimentato non richiede impianti cerebrali, né sensori esterni o algoritmi di decodifica, ma si basa su uno stimolatore midollare disponibile in commercio, che viene attivato da piccoli movimenti volontari del torace. In questo modo il dispositivo ha stimolato i nervi delle gambe. È così che dopo quattro mesi di esercizi, i giovani sono riusciti a salire per le scale e a stare in piedi a lungo aiutandosi con una sola mano, mentre usavano l’altra per piccole attività quotidiane. Uno di loro ha percorso 132 metri in 42 minuti senza intervalli e tutti sono riusciti a camminare anche affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Chiamata dai ricercatori trunk-mediated control (Tmc), o controllo mediato dal tronco, la tecnica si basa sull’ipotesi che il movimento del busto modifichi temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi, variando così l’effetto della stimolazione.

Le dichiarazioni

“Non stiamo parlando di un recupero della capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe: quella capacità è rimasta assente in tutti e quattro i partecipanti. Abbiamo invece trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo”, osserva Pietro Mortini, dell’Irccs ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha guidato la ricerca con Silvestro Micera, professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna. “Il risultato nasce dall’integrazione della stimolazione midollare con un percorso riabilitativo innovativo, intensivo, progressivo e individualizzato”, dice Sandro Iannaccone, a capo dei fisioterapisti del Mine Lab. “Dal punto di vista neuroingegneristico, il dato rilevante è che il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo”, osserva Micera. “Non abbiamo bisogno – prosegue – di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo”.

Fonte Ansa

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