Le diseguaglianze nuocciono alla salute anche perché condizionano l’attività fisica. Nei Paesi a basso reddito infatti molte persone svolgono impieghi fisici o raggiungono il posto di lavoro a piedi per necessità, mentre nei più benestanti il movimento è frutto di una scelta. Inoltre, l’inattività fisica rappresenta ancora un problema di salute pubblica, con cinque milioni di decessi all’anno. Lo scrive lo studio coordinato dalla University of Texas at Austin di Austin e pubblicato sulla rivista Nature Medicine.
Inattività problema globale
Nonostante decenni di politiche tese a sensibilizzare sull’importanza dell’attività fisica per la salute, i progressi in questo settore sono scarsi. Inoltre, lo svolgimento dell’attività fisica resta condizionato da forti diseguaglianze legate a reddito, condizione sociale, luogo di residenza. È la conclusione a cui è giunto lo studio coordinato dalla University of Texas at Austin di Austin e pubblicato sulla rivista Nature Medicine. “Con oltre 5 milioni di decessi all’anno, l’inattività fisica rappresenta un importante problema di salute pubblica a livello globale”, si legge nello studio, che ha analizzato i dati provenienti da 68 paesi.
Le diseguaglianze
Nel complesso la ricerca rileva che esiste un gradiente inverso tra ricchezza del paese in cui si risiede e la quantità di attività svolta: se nei Paesi a basso reddito l’87,8% raggiunge la quota di attività fisica raccomandata dall’Oms in quelli ad alto reddito la quota è del 61,7%. A giustificare l’ampia differenza è il peso che riveste l’attività fisica connessa al lavoro: nei Paesi a basso reddito è elevatissima la quota di persone che svolge un lavoro fisico o raggiunge il posto di lavoro a piedi: queste modalità contribuiscono per il 71,2% e 61,9% al raggiungimento della quota raccomandata di attività fisica. Nei Paesi ad alto reddito è rilevante, invece, l’attività fisica svolta per piacere (27%). Differenze analoghe si riscontrano considerando le differenze sociali, economiche e di genere.
Per necessità o per scelta
Lo studio, concludono i ricercatori, dimostra come l’attività fisica sia lo specchio delle diseguaglianze sociali: se per le fette più svantaggiate della popolazione è una necessità, per quelle più ricche è una scelta. Emblematico il caso dell’attività fisica svolta per piacere che mostra un divario di 40 punti percentuali tra gruppi storicamente privilegiati (uomini ricchi nei paesi ad alto reddito) e quelli storicamente svantaggiati (donne povere nei paesi a basso reddito). “Il nostro modello”, concludono i ricercatori “sottolinea l’urgente necessità di sviluppare e implementare politiche e programmi che diffondano e sfruttino tutti i benefici dell’attività fisica per la salute umana, sociale e planetaria”.
Fonte Ansa

