Il microbiota intestinale potrebbe rivelarsi un alleato per contrastare la progressione dell’epilessia farmacoresistente. Gli acidi grassi a catena corta prodotti dai batteri dell’intestino svolgono un importante ruolo nella regolazione dei processi infiammatori e nella comunicazione tra intestino e cervello e chi è affetto da questa patologia presenta alterazioni del macrobiota e minor abbondanza di questi batteri. Uno studio preclinico italiano ha dimostrato che, nei topi, il trattamento con gli acidi grassi a catena corta riduce l’avanzamento delle crisi epilettiche, migliora le capacità cognitive e riducesia il danno ai neuroni sia i marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo. “Le molecole prodotte dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica”, afferma Teresa Ravizza, ricercatrice presso il Laboratorio di Epilessia del Mario Negri. “La modulazione dell’asse intestino-cervello potrebbe diventare un trattamento complementare ai farmaci”, osserva Pasquale Striano, ricercatore dell’Università di Genova
Microbiota “alleato”
Una miscela di acidi grassi a catena corta prodotti dai batteri dell’intestino potrebbe rallentare la progressione dell’epilessia resistente ai farmaci e migliorare i deficit cognitivi associati alla malattia. Agendo sulla comunicazione tra intestino e cervello, infatti, potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento di una condizione per la quale non esistono ancora terapie in grado di arrestarne l’avanzamento. Lo dimostra il risultato di uno studio preclinico, coordinato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs, in collaborazione con l’Irccs Gaslini e l’Università di Genova, pubblicato sulla rivista Annals of Neurology.
I risultati dello studio
Lo studio si è concentrato sull’impatto degli acidi grassi a catena corta, sostanze naturalmente prodotte dal microbiota dell’intestino che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dei processi infiammatori e nella comunicazione tra intestino e cervello. Le persone con epilessia farmacoresistente presentano alterazioni del microbiota intestinale associate a una ridotta abbondanza dei batteri che producono questi composti. I risultati mostrano che, nei topi, il trattamento con gli acidi grassi a catena corta ha ridotto del 70% la progressione delle crisi epilettiche, migliorando inoltre le capacità cognitive e riducendo sia il danno ai neuroni sia i marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo, una regione cerebrale coinvolta nell’epilessia.
Nuova strategia terapeutica
“Le molecole prodotte dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica in grado, non solo di controllare le crisi, ma anche di modificare il decorso della malattia”, afferma Teresa Ravizza, ricercatrice presso il Laboratorio di Epilessia del Mario Negri.
L’asse intestino-cervello
Questi risultati forniscono una solida base scientifica per avviare studi clinici nei pazienti. “Lo studio non dimostra che una dieta o l’assunzione di probiotici possano curare l’epilessia, ma identifica specifiche molecole come possibili future terapie. La modulazione dell’asse intestino-cervello potrebbe diventare un trattamento complementare ai farmaci”, conclude Pasquale Striano, ricercatore dell’Università di Genova.
Fonte Ansa

