Venticinque anni dall’11 settembre: la ferita aperta che ha cambiato per sempre il mondo

A venticinque anni dalla tragedia che ha sconvolto New York, il ricordo del dolore e delle vite spezzate e l'urgenza di custodire la pace e la libertà ogni giorno

Un memoriale dell'attentato dell'11 settembre. Foto Imagoeconomica

Cosa dire, soprattutto cosa scrivere dopo venticinque anni da quel martedì 11 settembre 2001 dell’attentato alle Torri Gemelle a New York? Il ricordo, dopo tanto tempo è ancora fatto di immagini che hanno sconvolto tutto il mondo, che restano dopo un quarto di secolo, ancora nei nostri occhi. Quel giorno il male l’ ha fatta da padrone nel cuore del mondo. Il terrorismo, ha generato violenza, distruzione, morte…tremila persone non hanno più visto il tramonto di un giorno qualsiasi, passato subito, tristemente alla storia. Non vogliamo fare discorsi politici, ma rendere evidente, come il cuore delle persone, quando conoscono l’odio, non può essere quello di tutto il genere umano. Da quel martedì, troppe cose sono cambiate in fretta, la vita quotidiana ha preso un’altra strada: i sorrisi sono diventati più difficili da vedere, da trovare e addirittura da riconoscere sui volti della gente. In quelle quasi due ore di crolli, è sparito il silenzio, quello che regala tranquillità, quello che si cerca dopo troppo rumore, ma quel giorno non era il rumore di tutti i giorni, ma era un rumore che faceva rima con terrore, era urla che si mischiavano, tra i detriti che cadevano dall’alto, era polvere, più forte e più fitta della nebbia, che rendeva tutto più complicato per chi voleva aiutare il prossimo.

25 anni

Eppure dopo venticinque anni, il ricordo sembra ieri, sembra qualcosa da non voler dimenticare o nascondere in quei cassetti della memoria, che ogni tanto si aprono, per rivivere momenti della nostra vita. Ed è un ricordo amaro, che ha colorato di nero non un popolo, o una nazione, ma quel mondo intero che ha visto cancellare dal cuore dell’umanità la parola speranza, per sostituirla con quella più dura e cruda di paura. La paura s’era trasformata in odio, aveva annullato in un attimo tutte le conquiste e i progressi dell’umanità fatte nel corso dei secoli nei vari campi del sapere. Tutto in quelle quasi due ore, era stato messo da parte, per lasciare campo aperto alla distruzione e alla morte. Sembrava che quella mattina un attentato avesse voluto fermare il mondo, generare tra i vari popoli il caos, niente doveva essere come prima, stava nascendo il terrore intessuto di odio e non importa se questo causava dolore, lacrime, non c’era pietà, ma solo sofferenza. Evidentemente all’uomo non sono bastate le guerre mondiali, con milioni di uomini e donne che non hanno visto la nascita di un nuovo millennio, per comprendere cosa significa vivere in pace e vivere soprattutto in libertà. Dietro ogni vittima, c’era una persona con una famiglia, degli amici, un lavoro, dei progetti e naturalmente una vita che è stata interrotta, non da una malattia, ma dalla violenza.

Cambiamenti e prospettive

Una violenza che nel corso degli anni, potremmo dire non ha avuto momenti di pausa, anzi, in alcuni casi, è diventata più frequente, quasi a voler ribadire che la violenza debba far parte della vita di tutti i giorni, come un qualcosa che non si può farne a meno. Da quel martedì, tante, troppe cose sono cambiate nelle singole nazioni, sia a livello politico che economico, tutti hanno cercato di trovare le misure giuste, per far sì, che simili gesti e atti di terrorismo, non si ripetano.
Ma se rileggiamo la storia, e alcuni eventi ed episodi accaduti in varie parti della Terra, in questo nuovo millennio, sembrerebbe che la “lezione” dell’ 11 settembre, non sia servita. Giovanni Paolo II (1978-2005) mercoledì 12 settembre all’udienza generale così si rivolse ai presenti “ … Ieri è stato un giorno buio nella storia dell’umanità, un terribile affronto alla dignità dell’uomo. Appena appresa la notizia, ho seguito con intensa partecipazione l’evolversi della situazione, elevando al Signore la mia accorata preghiera. Come possono verificarsi episodi di così selvaggia efferatezza? Il cuore dell’uomo è un abisso da cui emergono a volte disegni di inaudita ferocia, capaci in un attimo di sconvolgere la vita serena e operosa di un popolo. Ma la fede ci viene incontro in questi momenti in cui ogni commento appare inadeguato. La parola di Cristo – ha proseguito il pontefice – è la sola che possa dare una risposta agli interrogativi che si agitano nel nostro animo. Se anche la forza delle tenebre sembra prevalere, il credente sa che il male e la morte non hanno l’ultima parola. Qui poggia la speranza cristiana; qui si alimenta, in questo momento, la nostra orante fiducia…” Il senso di questa giornata, così particolare, dopo venticinque anni, non dev’essere la paura, ma la memoria per ricordare a tutti che la libertà, il valore più importante per ogni essere umano, non è scontata e che la pace va costruita ogni giorno, in famiglia, nei luoghi di lavoro, nella scuola, dovunque. Forse per tutti vale ricordare quanto disse in quei giorni l’attore statunitense Tom Hanks : “ …Da questo momento in poi, la nostra storia e le nostre vita saranno divise in due ere distinte: il mondo prima dell’ 11 settembre e il mondo dopo…”.

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