Gli ultimi istanti di vita di Elena, la madre: “Avevo una forza mai percepita prima”

Martina Patti ha colpito a morte la figlia al collo e alla schiena con un coltello da cucina, nella sua abitazione, poi ha portato e nascosto il cadavere dentro alcuni sacchetti neri della spazzatura in un vicino terreno di campagna abbandonato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:14
Le foto della piccola autorizzate dalla Procura

“L’ho portata a casa dall’asilo, Elena ha voluto mangiare un budino poi ha guardato i cartoni animati dal mio cellulare. Io intanto stiravo”. E’ il racconto di Martina Patti durante l’interrogatorio sulla morte della figlia, Elena Del Pozzo, 5 anni appena, di Tremestieri Etneo (Catania). La donna ieri ha confessato l’omicidio e ha fatto ritrovare il corpo della piccola.

“Dovevamo andare a un compleanno, Elena era contenta”

Martina Patti ha colpito a morte la figlia al collo e alla schiena con un coltello da cucina, nella sua abitazione, poi ha portato e nascosto il cadavere dentro alcuni sacchetti neri della spazzatura in un vicino terreno di campagna abbandonato, cercando di coprirlo con zolle di terra e cenere lavica. La stessa donna solo poche ore prima aveva raccontato che la piccola era stata rapita da tre uomini armati fuori dall’asilo.

La piccola Elena del Pozzo – immagine autorizzata dalla Procura – e la mamma, Martina Patti

Nell’interrogatorio ricorda, come scrive il “Corriere della Sera”, che “quando ho colpito Elena avevo una forza che non ho mai percepito prima. Non ricordo la reazione della bambina mentre la colpivo, forse era ferma, ho un ricordo annebbiato. In serata dovevamo andare da un amico per il compleanno ed Elena era contenta. Poi siamo uscite per andare a casa di mia madre. Ma ho rimosso tutto”.

Il movente della gelosia

Secondo la Procura, riportata da TgCom24, la 23enne non tollerava che “la figlia si affezionasse all’attuale compagna dell’ex convivente” e padre della piccola, Alessandro Nicodemo Del Pozzo, 24 anni. “La donna – scrive la procura – ha anche precisato di aver portato a termine l’orrendo crimine in maniera solitaria”.

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