Ue: l’Italia è il Paese con l’età media più alta

La popolazione europea invecchia ed entro il 2100 scenderà sotto i 400 milioni, secondo il rapporto Ue sulla demografia. L'Italia è terza per aspettativa di vita

Foto di Roman Biernacki: https://www.pexels.com/it-it/foto/panchina-citta-paesaggio-montagne-16112296/

La popolazione dell’Unione europea invecchia, vive più a lungo ma entro il 2100 diminuirà di oltre l’11%, scendendo dagli attuali 450 milioni a meno di 400, quando quasi un europeo su tre avrà 65 anni. Lo afferma il terzo rapporto Ue sulla trasformazione demografia pubblicato dalla Commissione europea. Lo studio aggiunge l’invecchiamento avrà un impatto sul mercato del lavoro, con una diminuzione della popolazione in età lavorativa e un aumento della domanda di assistenza. In questo quadro, l’Italia registra l’età media più elevata (49,1 anni), l’aspettativa di vita tra le più alte, secondo Eurostat, dopo Spagna e Svezia, ma tra gli ultimi per tasso di fertilità.

Il rapporto

La popolazione dell’Ue ha raggiunto il picco e inizierà a diminuire nei prossimi decenni, mentre l’età media continuerà ad aumentare. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea e redatto dal Centro comune di ricerca. Secondo le stime, gli abitanti dell’Ue passeranno dagli attuali 450,6 milioni a circa 445 milioni nel 2050, fino a scendere a 398,8 milioni entro il 2100, il che rappresenta una diminuzione complessiva di circa l’11,7%, pari ai livelli degli anni Settanta. Nello stesso periodo, quasi un europeo su tre avrà almeno 65 anni, contro uno su cinque oggi.

Italia longeva

L’Italia ha l’età media della popolazione più alta dell’Ue, uno dei tassi di fertilità più bassi e una delle aspettative di vita più alte. E’ quanto emerge dal terzo rapporto Ue sulla demografia pubblicato oggi. Nel 2025 l’età media – l’età che divide la popolazione in due metà uguali, i più giovani e i più anziani – in Italia era di 49,1 anni, contro i 39,6 anni in Irlanda e la media Ue di 44,9 anni. Sempre nel 2025, il tasso di fertilità dell’Italia era poco sopra all’1,1 figli, tra gli ultimi posti dopo Lettonia, Estonia, Spagna, Polonia, Lituania e Malta. Quanto all’aspettativa di vita, emerge dal rapporto in base ai dati Eurostat, l’Italia è terza, dopo Spagna e Svezia, con un’età attesa per le donne di circa 85 anni e circa 81 per gli uomini, queste sono destinate ad aumentare nel 2100, rispettivamente, a circa 92 e 89.

L’aspettativa di vita in Ue

Al contempo, gli europei vivono più a lungo che mai, con un’aspettativa di vita alla nascita che raggiungerà gli 81,5 anni nel 2024, a testimonianza dei progressi in campo sanitario, del tenore di vita e delle condizioni sociali. Entro il 2050, quasi un terzo dei residenti dell’Ue avrà 65 anni o più, rispetto a uno su cinque oggi, mentre l’aspettativa di vita potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 per gli uomini entro il 2100. Un bambino nato nell’Ue nel 2023 potrebbe aspettarsi di vivere una vita senza gravi malattie fino a 75,3 anni.

Gli effetti dell’invecchiamento

Bruxelles sottolinea che l’invecchiamento della popolazione metterà sotto pressione mercato del lavoro, sistemi sanitari, assistenza e finanze pubbliche, ma evidenzia anche le opportunità legate alla cosiddetta economia della longevità, con nuovi mercati e innovazioni dedicate alla popolazione anziana. I tassi di fertilità nei Paesi dell’Ue sono diminuiti costantemente, dalla metà degli anni ’60 all’inizio del secolo. Il tasso di fertilità totale è rimasto per decenni ben al di sotto del livello di 2,1 figli per donna necessario per mantenere stabile la popolazione in assenza di migrazione. L’invecchiamento della popolazione europea sta ridisegnando il mercato del lavoro e aumenterà in modo significativo il fabbisogno di assistenza sanitaria e di lungo periodo. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea e redatto dal Centro comune di ricerca.

Ripercussioni sul mercato del lavoro

Secondo il documento, circa il 20% delle persone in età lavorativa è fuori dal mercato del lavoro, permane un divario occupazionale di genere del 10%, con un divario di genere del 10% nell’occupazione, e sono 8 milioni i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Allo stesso tempo, l’occupazione tra le persone di età compresa tra 55 e 64 anni è in aumento rispetto a qualche decennio fa. Il rapporto indica anche che i tassi di natalità sono diminuiti, mentre la società europea sta invecchiando, il che significa che la popolazione in età lavorativa si sta riducendo. A fronte di questo calo, sarà necessario aumentare partecipazione e produttività, valorizzando il potenziale inutilizzato della forza lavoro e investendo nelle competenze. La migrazione qualificata può contribuire a colmare le carenze di manodopera, pur restando prioritaria la riqualificazione dei lavoratori già presenti nell’Ue. Entro il 2070, inoltre, le persone che avranno bisogno di assistenza saliranno da 36 a 48 milioni e la quota degli over 80 è destinata a raddoppiare. Se da un lato ciò comporta sfide fiscali, dall’altro stimola l’innovazione e sistemi di assistenza più efficienti.

Fonte Ansa

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