Trentini, Burlò, Gasperin e Pilieri: chi sono gli italiani di nuovo liberi

Il cooperante Alberto Trentini, gli imprenditori Mario Burlò e Luigi Gasperin e Biagio Pilieri sono i primi nostri connazionali tornati liberi dopo la detenzione nelle carceri venezuelane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Un grande lavoro della nostra diplomazia, abbiamo apprezzato la decisione di Rodriguez di liberare i nostri connazionali. Abbiamo ancora 42 detenuti italiano-venezuelani, lavoriamo perché ne sia liberato il maggior numero”

Foto © Alessia Mastropietro (Imagoeconomica)

Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri. Sono i nomi e i cognomi degli italiani che hanno trovato di nuovo la libertà dopo essere stati detenuti nelle carceri venezuelane. Pilieri è in realtà italo-venezuelano, come un altro rilasciato di questi giorni, Antonio Gerardo Buzzetta Pacheco detto “Nino”. Vite, storie e vicende diverse che per un tratto hanno conosciuto un destino comune, la prigionia sotto il regime di Nicolas Maduro, ma adesso finalmente possono ricominciare. Il cooperante umanitario, gli imprenditori, il giornalista-politico sono state tra le figure al centro delle interlocuzioni tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio, anche nel loro ultimo incontro alla ministeriale del G7 dello scorso 6 gennaio. Il lavoro della Farnesina, e in generale quello del governo, si è sviluppato su vari livelli, dalla rete consolare alla Chiesa fino alla società civile, per arrivare a soluzioni favorevoli per ogni detenuto italiano e accelerare il rilascio degli altri connazionali. Sono ancora 42, ha affermato il ministro degli Esteri, i detenuti italo-venezuelani, di cui 24 politici. Il lavoro prosegue, intanto l’Italia festeggia chi ha ritrovato la libertà e può tornare a casa.

Il lavoro della diplomazia

Un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento che c’è stato in Venezuela“, ha detto Tajani ha detto a RaiNews24, commentando la notizia della liberazione del cooperante veneto e dell’imprenditore piemontese. “Abbiamo apprezzato la decisione di Rodriguez di liberare i nostri connazionali, siamo già a quattro-cinque. Questo creerà un nuovo apporto tra Italia e Venezuela”, ha aggiunto il titolare della Farnesina. Il lavoro della diplomazia si è svolto prevalentemente nel silenzio e nel riserbo per arrivare alla scarcerazione, muovendosi su diversi canali, e non si ferma qui. “Abbiamo ancora 42 detenuti italiano-venezuelani perché quelli con passaporto solo italiano sono tutti fuori. I detenuti politici sono 24, gli altri non sono politici. Adesso lavoriamo per fare in modo che ne possano essere liberati il maggior numero possibile”, ha detto Tajani.

Il cooperante

La permanenza di Alberto Trentini in Venezuela da uomo libero è durata meno di un mese, quella nel penitenziario El Rodeo, non lontano da Caracas, 423 giorni. L’operatore veneziano, classe 1979, una laurea in Storia moderna e contemporanea e un curriculum di missioni umanitarie in giro per il mondo, era arrivato nel Paese sudamericano il 17 ottobre 2024 per lavorare con la organizzazione non governativa francese attiva nell’assistenza a persone con disabilità “Humanity & Inclusion”. Il 15 novembre, mentre era in viaggio verso Guasdalito per consegnare degli aiuti, viene fermato a un posto di blocco. La sua detenzione, senza che vengano formalizzate accuse, è inizialmente avvolta dal silenzio, poi a gennaio dell’anno scorso Palazzo Chigi informa che si stavano attivando tutti i canali per “garantire una soluzione positiva e tempestiva”. Il primo e unico contatto con la famiglia avviene solo dopo sei mesi, con una telefonata alla famiglia la notte del 16 maggio. Altri mesi di attesa, fino alla notizia più bella. “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, hanno detto i famigliari.

Gli imprenditori: Mario Burlò

L’uomo accanto ad Alberto Trentini nella foto che campeggia nelle homepage di principali siti d’informazione italiani è l’imprenditore torinese Mario Burlò. Il Venezuela, dove si era recato nel 2024, doveva essere terra di nuove opportunità di business, invece si è tramutato in una detenzione durata 14 mesi. Neanche nel suo caso si è avuta contestazione formale di reati commessi, ha detto il suo legale italiano Maurizio Basili commentando la notizia della sua scarcerazione ai microfoni di Corriere TV, che ha citato una generica accusa di “cospirazione e terrorismo”. L’unico contatto con la sua famiglia c’è stato lo scorso ottobre, dopo undici mesi senza alcuna informazione, come aveva raccontato la figlia in un’intervista al Corriere della Sera di Torino. Finché stamattina, poco prima delle cinque, non è arrivata la chiamata del consolato italiano di Caracas a comunicare che l’incubo era finito.

Gli imprenditori: Luigi Gasperin

Stessa regione di provenienza di Burlò ma diverso ramo di affari quello di Luigi Gasperin, 77 anni, libero dal 9 gennaio 2026, dopo sei mesi di prigionia nella zona di Prados del Este. Socio di maggioranza e presidente di un’azienda operante nei servizi petroliferi, si occupava di perforazioni di pozzi. Le accuse nei suoi confronti sarebbero giunte dopo una perquisizione nella sede della società a Maturin e avrebbero riguardato la presenza di materiale esplosivo.

Il giornalista-politico

E’ italo-venezuelano con radici siciliane Biagio Pilieri, 60 anni, che ha doppio passaporto. Giornalista impegnato nella politica venezuelana da tempo, ha ricoperto diversi incarichi elettivi fino a diventare deputato all’Assemblea nazionale venezuelana per lo Stato di Yaracuy, dove risiede. E’ coordinatore del partito di opposizione Convergencia e ha denunciato pubblicamente la censura dell’informazione da parte del regime di Maduro. E’ stato arrestato il 28 agosto 2024 dopo una manifestazione di protesta e accusato di terrorismo e tradimento della patria. Ha scontato la detenzione nel penitenziario Helicoide di Caracas fino all’avvenuta scarcerazione.

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