Tangenti per appalti della Marina Militare: 12 arresti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:36

Tangenti nel cantiere navale di Taranto. La guardia di finanza ha posto agli arresti domiciliari 12 persone nell'ambito di un'inchiesta per l'aggiudicazione di 15 appalti – del valore di 4,8 milioni di euro – relativi a lavori di ammodernamento e riparazione di unità navali in dotazione alla Marina militare di Taranto. I dodici ai domicialiri sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e furto aggravato. Tra i destinatari del provvedimento figurano due ufficiali della Marina, due dipendenti civili della Marina e alcuni imprenditori locali. L'ordinanza di custodia cautelare è firmata dal gip del Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Carbone.

L'indagine

L'indagine – si legge nel comunicato delle Fiamme Gialle – ha permesso di far emergere l’esistenza di un’associazione per delinquere, composta da imprenditori tarantini, in grado di pilotare a proprio favore le aggiudicazioni degli appalti banditi dall’Arsenale e dalla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto. Il gruppo d’affari, con la connivenza di un ufficiale della Marina Militare in servizio presso l’Arsenale di Taranto, è riuscito ad aggiudicarsi, nei mesi da ottobre a dicembre 2018, 15 appalti per un totale di € 4.800.000,00. Nello specifico, per una gara di circa 3 milioni di euro, relativa ai lavori di ammodernamento della flotta, vi è stato un frazionamento artificioso degli appalti originari in 11 gare al fine di garantire ad ogni società gestita dagli imprenditori di aggiudicarsi una porzione dei lavori e di conseguire un maggior guadagno. Gli indagati disponevano anche della complicità di un dipendente civile dell’Arsenale, in servizio presso l’ufficio amministrativo, il quale, a fronte di una tangente, comunicava il dettaglio dei bandi di gara in anticipo rispetto alla data di pubblicazione, consentendo di avere un ampio margine di tempo per accordarsi. La ripartizione degli appalti veniva effettuata “scientificamente”, in modo tale che il totale degli importi relativi alle gare venisse equamente diviso fra gli associati che giungevano a tali accordi nell’ambito di incontri che si tenevano in luoghi da loro ritenuti “sicuri”. Nel corso di questi incontri i telefoni cellulari venivano spenti e lasciati lontano dai locali in cui avvenivano i colloqui. L’ufficiale veniva informato, poi, sia dei nominativi delle imprese partecipanti alle varie gare, sia del nome del vincitore concordato. Il disegno criminoso ideato, inoltre, ha trovato un’altra modalità realizzativa attraverso la corruzione di un ufficiale in servizio presso l’ufficio “servizio efficienza navi”, il quale, per far ottenere agli imprenditori l’affidamento di lavori necessari alla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto, ha richiesto ed ottenuto in cambio utilità consistite in elettrodomestici, mobili e lavori di ristrutturazione di un’abitazione di sua proprietà. Infine, è emerso dalle indagini che uno degli imprenditori, per risparmiare sulle spese dei materiali, ha corrotto, ripetutamente, un responsabile dei magazzini ubicati all’interno dell’Arsenale, il quale ha permesso ad un dipendente incaricato dall’imprenditore di asportare illecitamente, in più circostanze, beni di proprietà della Forza Armata che sono stati utilizzati per le lavorazioni a bordo delle unità navali e fatturati come forniti dalla società incaricata di effettuare i lavori.

 

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