“Serve una task force Ue contro la tratta”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:27

Dietro il traffico di esseri umani ci sono organizzazioni criminali mondiali, con ramificazioni e connivenze a ogni livello, quindi la risposta a una piaga globale non può essere locale. Nessuna nazione da sola può sconfiggere la prostituzione coatta. Solo una task force europea può mettere in comune risorse, competenze e informazioni di intelligence”, afferma  don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della giornata di approfondimento sul fenomeno criminale della tratta di esseri umani a scopo di prostituzione coatta organizzata oggi a Bruxelles dall’europarlamentare Isabella Adinolfi (membro della commissione per la cultura e l’istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere). La giornata europea contro la tratta ha tratto ispirazione dal libro d'inchiesta di don Buonaiuto “Donne Crocifisse- La vergogna della tratta raccontata dalla strada” (Rubettino, con prefazione di Papa Francesco).

Contro lo sfruttamento

Il sacerdote di frontiera che prosegue l’impegno contro la tratta di don Oreste Benzi per la liberazione delle schiave del sesso ha indicato anche la necessità che tutte le scuole d’ Europa si facciano carico di sensibilizzare ed educare i giovani contro lo sfruttamento. “La tratta va inserita come argomento di formazione nelle aule scolastiche dell’intero continente- afferma don Buonaiuto-. Ciò è fondamentale per dare speranze alle nuove generazioni e per sconfiggere l’ignoranza. I giovani devono opporsi all’ingiustizia inammissibile di vedere loro coetanei innocenti ridotti a merce umana. Le agenzie educative hanno una responsabilità decisiva”.

Coordinamento a livello comunitario

Oggi al Parlamento Europeo a Bruxelles don Buonaiuto ha lanciato la proposta di una “lotta condivisa” alla tratta da concertare in sede comunitaria. Il sacerdote anti-tratta fa appello all’Italia e agli altri Paesi dell’Ue affinché seguano le orme del modello nordico il quale disincentiva la domanda per abbattere l’offerta di questo turpe mercato. Tale proposta ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno, sanzionare i clienti delle persone costrette a prostituirsi. In base al “modello nordico”, adottato da Svezia, Norvegia, Islanda, Irlanda del Nord e Francia,  i clienti sono penalizzati. Don Buonaiuto ha ricordato che il Parlamento Europeo si è già espresso nel 2014 a favore del modello nordico esortando i governi degli Stati membri che adottano altri approcci per affrontare la questione della prostituzione a riesaminare la loro legislazione alla luce dei successi ottenuti in Svezia e negli altri Paesi che hanno introdotto il modello nordico. “Questa scelta comporterebbe significativi progressi per la lotta alla schiavitù sessuale nell'Unione europea”, afferma.

La necessità delle sinergie

Alla giornata europea contro la tratta è intervenuto anche il sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia che ha sottoposto la questione di un maggior coordinamento delle forze di polizia a livello comunitario contro la tratta anche nell’incontro con  il vicepresidente della Commissione Europea, Margaritis Schinas. “Bisogna portare nel dibattito europeo la lotta alla prostituzione coatta e il traffico degli esseri umani– sostiene Sibilia-. Gli arresti effettuati dalla Dia a Bari e in altri tre paesi europei confermano che le organizzazioni operano a livello internazionali. Per combatte un fenomeno che si allarga a livello comunitario, servono sinergie e coordinamento comunitario”. L’europarlamentare 5 stelle Isabella Adinolfi richiama la carta dei diritti fondamentali dell’Ue.

Accordi e fondi

“Dignità umana e libertà individuale non devono restare lettera morta- sostiene l’onorevole Adinolfi- E’ inaccettabile che in Europa esistano tragedie e abomini come le riduzioni in schiavitù testimoniate da don Buonaiuto a Bruxelles. Molte delle vittime della tratta hanno passaporto europeo. Non si tratta, quindi, “di un fenomeno esclusivamente legato all’immigrazione dall’Africa e dall’Asia. Non è una piaga che proviene soltanto dall’esterno dell’Unione Europa”, precisa Adinolfi: “E’ un errore ritenere che tutti i paesi europei mettano lo stesso impegno nel contrastare la tratta. Il rifiuto di queste vergognose forme di asservimento deve diventare un requisito irrinunciabile per l’ingresso di un paese nell’Unione Europea. Nelle commessioni dell’Europarlamento trovo difficoltà a trovare rispetto per diritti delle donne che noi diamo per scontate. Siamo stati leggeri a considerare che tutti i paesi siano allo stesso livello di consapevolezza. Il no alla tratta deve diventare un punto fondamentale anche nella definizione degli accordi commerciali e della gestione dei fondi comunitari”. Infine, conclude Adinolfi, “un ruolo fondamentale deve svolgerlo la scuola e l’Ue è carente nel considerare tra le abilità degli studenti non solo quelle che servono a trovare un’occupazione ma anche ad arricchire interiormente lo studente dal punto di vista della coscienza individuale e dei valori. Non farlo sarebbe miope e fallimentare”.

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