Sacerdote e medico:”Dilemmi etici nella lotta al Covid-19″

"Nessuno può sostituirsi al nostro dovere di decidere in scienza e coscienza", avverte monsignor Andrea Manto, presidente della Fondazione “Ut Vitam Habeant” ideata dal cardinale Elio Sgreccia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:13

“Nessuno può sostenere questa sfida da solo. Non si può affrontare in maniera isolata un’epidemia causata da un virus nuovo, per il quale mancano anticorpi nella popolazione e cure mediche efficaci”, afferma a Quotidiano Sanità monsignor Andrea Manto, sacerdote e medico geriatra, presidente della Fondazione “Ut Vitam Habeant” ideata dal cardinale Elio Sgreccia e direttore del Centro di pastorale della famiglia della diocesi di Roma.

Situazioni critiche

“È necessario condividere le conoscenze e i saperi nella comunità scientifica e coordinare gli interventi di sanità pubblica– spiega monsignor Manto-. Non si può affrontare la sfida di elaborare principi etici liquidando, unilateralmente e sotto la spinta dell’emergenza, la deontologia medica, che è un sapere condiviso e consolidato da secoli a tutela dei valori fondanti dell’umanità”. Un esempio:  il “first come, first served” è un principio di giustizia universale che regola tutti i rapporti umani, dalla coda alla biglietteria, ai mercati azionari, fino a situazioni cruciali. “Esso serve a impedire la prepotenza e gli abusi- puntualizza-.Minarne il valore può causare molti più problemi di quanti si pensa di risolverne. Ipotizziamo che ci sia un solo posto libero in una rianimazione e arrivino, a distanza di pochi minuti, due pazienti intorno ai 60 anni di età, molto simili per gravità della situazione e possibilità di sopravvivenza: cosa dovrebbe fare il medico? Usare il criterio dell’ordine di arrivo o tirare la monetina?”.

Nell’interesse del paziente

È una scelta terribile ed è comprensibile la sofferenza di chi deve compierla. “Ma la deontologia è chiara: il dovere del medico non è affidarsi soltanto a un criterio statistico o a una linea guida generale- precisa il sacerdote e medico-. Deve decidere per quella persona e in quella precisa situazione il bene concretamente possibile, certamente evitando interventi terapeutici inutili, sproporzionati o esplicitamente rifiutati dal paziente, ma mai può agire contro l’interesse del paziente”.  E aggiunge: “Non è infrequente che il medico, come lo statista, il giudice, o chiunque abbia responsabilità rilevanti per le vite degli altri, si trovi di fronte a scelte drammatiche di cui deve assumersi il peso da solo. E purtroppo non esistono deroghe, scorciatoie o seconde opportunità“.

Fondamento della società

Nessuno può sostituirsi a noi e alla nostra libertà e responsabilità e al nostro dovere di decidere in scienza e coscienza, anche sbagliando, ma assumendoci il carico che da questo deriva- sottolinea monsignor Manto-. È la vita, sempre imperfetta eppure sempre meravigliosa. È la bellezza e il dramma della nostra libertà, che desidera l’assoluto, ma vive nel qui e ora e ha bisogno di confini”. Si tratta di “problemi di etica medica assai rilevanti, tanto più nello scenario attuale e nel contesto del mondo globalizzato“. Su tali problemi bisogna “tenere sempre viva l’attenzione e andare a fondo nel dibattito, perché essi non riguardano solo i medici, i malati e le loro famiglie o chi è chiamato ad amministrare la sanità, ma toccano tutti noi e il fondamento stesso della società e della democrazia”.

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