Rimpatri forzati, Garante: “Misure coercitive solo in ultima istanza”

Il rapporto sull'attività di monitoraggio delle operazioni di rimpatrio forzato di cittadini stranieri stilato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà persona

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13

“Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale raccomanda che nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato sia fatto ricorso all’uso della forza e delle misure coercitive nel pieno rispetto degli standard europei e internazionali che ne consentono l’utilizzo solo come misura di ultima istanza, in caso di stretta necessità nei confronti dei rimpatriandi che rifiutano o si oppongono all’allontanamento o in caso di serio e immediato rischio di fuga o di danno all’integrità fisica dello straniero stesso (autolesionismo) o di terze persone o di danni alla proprietà, senza sistematicità e sulla base di una valutazione individuale e dinamica del rischio (Linee Guida Frontex su voli congiunti maggio 2016)”.

Il convegno “Rimpatri forzati e tutela dei diritti fondamentali”

E’ quanto emerge dal convegno “Rimpatri forzati e tutela dei diritti fondamentali. La rotta del Mediterraneo e le sfide del presente”, organizzato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà persona e contenuto nel rapporto sull’attività di monitoraggio delle operazioni di rimpatrio forzato di cittadini stranieri.

“Il Garante nazionale è consapevole dei rischi connessi all’espletamento di tali operazioni e invita alla progressiva eliminazione dell’utilizzo delle fascette nonché di sperimentazione del loro non impiego per una valutazione comune degli esiti della loro progressiva disapplicazione – si legge -. Inoltre, in relazione alle ipotesi in cui vi sia necessità di contenere una persona che rifiuti o si opponga all’allontanamento, il Garante nazionale evidenzia l’importanza che il personale sanitario presente nelle operazioni svolga una costante attività di monitoraggio diretta a verificare le modalità di attuazione della manovra e le condizioni di salute della persona sottoposta a una simile misura. Il Garante nazionale raccomanda che, al fine di prevenire incidenti, gli interventi di contenzione che implichino un uso intensivo della forza siano sempre monitorati da personale medico”.

Garante: “Formare forze Polizia e prevedere mediatori”

Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale chiede “di avere aggiornamenti rispetto alla realizzazione di programmi formativi che coinvolgano tutte le unità di personale delle Forze di Polizia impiegate in un’operazione di rimpatrio forzato fin dalle prime fasi della procedura, a partire dal momento in cui il rimpatriando viene informato dell’avvio dell’operazione e successivamente prelevato dalla propria stanza detentiva”.

Il Garante nazionale “raccomanda nuovamente che in tutte le fasi di un’operazione di rimpatrio – si legge ancora nel rapporto – siano previste professionalità linguistiche in grado di rivolgersi alla persona soggetta al rimpatrio in una lingua a lei comprensibile, in linea con quanto previsto dall’Allegato alla Decisione (CE) 573/2004 del Consiglio del 29 aprile 2004″.

“Mediterraneo era ponte oggi è frontiera. Manca banca dati eventi critici”

“Occorre considerare il Mediterraneo un arcipelago di culture e di storia. Le differenze non sono distanze. Il Mediterraneo era ponte, oggi è frontiera. Se le isole sono solo difensive non dialogano tra loro”.

“Nei centri di detenzione manca un dispositivo di registrazione degli eventi critici che faccia confluire tutto in una banca dati centralizzata, visibile in tempo reale da tutti i livelli gerarchici dell’Amministrazione, oltre che consultabile dalle Autorità di garanzia. Vale lo stesso per le operazioni di rimpatrio forzato poiché non risulta organizzato un meccanismo di rilevamento e raggruppamento dei relativi dati diverso dalle generiche relazioni di servizio redatte di volta in volta dal Funzionario responsabile. La corretta e precisa registrazione di ogni accadimento riguardante un’operazione di rimpatrio forzato è necessaria per assicurare l’effettività del meccanismo di monitoraggio, verificare ma anche difendere le Istituzioni da denunce di presunti maltrattamenti e prevenire arbitri nell’esecuzione della misura di allontanamento”.

In particolare, “è fondamentale l’annotazione dei casi di: atti di aggressione nei confronti del personale, ricorso all’uso della forza e utilizzo di misure coercitive, atti di contenimento, interventi dei sanitari, manifestazioni di protesta e tentativi di fuga, episodi di autolesionismo, lamentele e istanze espresse – si legge – La rilevazione e catalogazione di dati di questo tipo in una banca dati nazionale consultabile sulla base di una pluralità di quesiti (tipologia evento, luogo, fase dell’operazione…) è uno strumento fondamentale di tutela sia dei rimpatriandi che del personale operante nonché di gestione e valutazione delle operazioni e in generale del funzionamento del sistema. Il Garante nazionale è interessato a conoscere il parere della Direzione centrale dell’immigrazione e dalla Polizia delle frontiere del Dipartimento della Pubblica sicurezza in merito”.

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