Ponte di Genova, la procura ipotizza il reato di “crollo doloso”

Le nuove accuse arrivano sulla base dello sviluppo delle indagini sulle barriere fono assorbenti pericolose. Nel crollo morirono 43 persone

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:33
Genova
L'ex Ponte Morandi di Genova, poco dopo il crollo del 14 agosto 2018

Per il crollo del ponte Morandi (avvenuto il 14 agosto 2018 provocando 43 morti) la Procura ipotizza anche il reato di “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi“.

Le nuove accuse arrivano sulla base dello sviluppo delle indagini sulle barriere fono assorbenti pericolose che ha portato a scoprire come gli ex vertici di Aspi abbiano voluto risparmiare sulla manutenzione della rete per accrescere gli utili del gruppo Atlantia, abbiano falsificato atti per nascondere i mancati restyling e fossero consapevoli del pericolo. Attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, disastro colposo e omicidio colposo plurimo. 71 gli indagati.

“Questa contestazione – spiegano dalla Procura ripresa da Ansa – non significa che hanno volutamente fatto crollare il viadotto ma che hanno messo insieme una serie di comportamenti dolosi come la mancata manutenzione o la realizzazione di falsi verbali, tali da portare al crollo dello stesso”.

Pene severe

E il reato doloso, rispetto a quello colposo, ha pene molto più severe. “Si rischia un massimo di dodici anni contro i cinque del reato colposo”, viene precisato. “Ovviamente le formalizzazioni della Procura potrebbero essere poi cambiate dai giudici in sede di processo”, viene spiegato.

Mancata manutenzione e gli atti falsi

Per contestare il crollo doloso serve un fatto diretto. E per i pm quel fatto è la mancata manutenzione e gli atti falsi. La scorsa settimana dall’analisi delle carte del tribunale del Riesame era emerso come la Procura contestasse anche il reato di falso.

Reato di falso

Anche la nuova imputazione del reato di falso – così come il crollo doloso – è stata messa nera su bianco dei giudici nello spiegare perché le intercettazioni telefoniche effettuate proprio nell’indagine per il viadotto crollato siano rilevanti anche per le barriere fonoassorbenti, filone di inchiesta, quest’ultimo che nei giorni scorsi aveva portato agli arresti domiciliari l’ex Ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, l’ex direttore delle operazioni centrali di Aspi Paolo Berti, Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi, e Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi.

Gli ex vertici di Autostrade secondo l’accusa avevano messo in atto falsi rapporti per nascondere “l‘assenza di reali ispezioni” e per “nascondere la sottovalutazione dei reali vizi accertabili”. Intanto emerge che Donferri Mitelli e Berti, dopo il crollo del Morandi furono promossi “per non accusare Castellucci”. Il primo fu mandato in una società spagnola controllata dai Benetton, il secondo venne destinato ad occuparsi di appalti per Aeroporti di Roma spa.

Gli arresti degli ex manager

Lo scorso 11 novembre sono stati arrestati 6 tra manager ed ex vertici di Autostrade per l’Italia per attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture. In particolare, per i problemi riscontrati, in termini di sicurezza, sulle barriere fonoassorbenti montate sull’intera rete autostradale.

Nel complesso, erano stati effettuati tre arresti domiciliari e tre misure interdittive. Ai domiciliari sono finiti l’ex Ad di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, Michele Donferri Mitelli (ex responsabile manutenzioni) e Paolo Berti, direttore centrale operativo dell’azienda.

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