Polonia, gas lacrimogeni contro i migranti al confine con la Bielorussia

Sale la tensione al confine tra Polonia e Bielorussia: la polizia di Varsavia ha lanciato gas lacrimogeni in risposta al lancio di sassi da parte dei migranti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:02
Migranti al valico di Kuznice, in Bielorussia (Fonte: Twitter)

Continua ad essere altissima la tensione al confine tra Polonia e Bielorussia dove da giorni sono bloccati almeno 3 mila migliaia migranti che chiedono di entrare in Europa. La polizia di Varsavia ha lanciato gas lacrimogeni in risposta al lancio di sassi da parte dei migranti. Lo ha riferito il ministero della Difesa.

Secondo la ricostruzione della polizia polacca, un gruppo di migranti ha – di nuovo – tentato di forzare la frontiera fra Polonia e Bielorussia al valico di Kuznice gettando pietre, bottiglie e altro. Fonti di Varsavia – scrive TgCom 24 – ritengono che i servizi bielorussi abbiano munito i migranti degli oggetti usati durante gli scontri.

Notizia non confermata però dalla controparte, che anzi rigetta ogni accusa. Da pare sua, il presidente Alexander Lukashenko infatti continua a ribattere le accuse di avere innescato la crisi migratoria al confine con la Polonia. “La Bielorussia è pronta a rimandare i migranti in patria, ma loro non vogliono tornare”, ha assicurato Lukashenko.

Le sanzioni Ue

Intanto ieri l’Unione europea ha varato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Bielorussia, e non verso la Polonia. Attualmente, le sanzioni colpiscono una quindicina di società legate a Lukashenko e un centinaio di persone. Il nuovo pacchetto di misure europee entrerà in vigore a giorni e dovrebbe riguardare, tra le altre, le compagnie aeree nazionali.

Il Papa contro il muro della Polonia

Sull’annuncio della Polonia relativo alla costruzione di un muro al confine con la Bielorussia è intervenuto anche Papa Francesco: “La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana. In questi quaranta anni e in questo deserto, tuttavia ci sono stati segni di speranza che ci permettono di poter sognare di camminare insieme come un popolo nuovo verso un noi sempre più grande”.

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