Papa: “Senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti”

"La logica del cristiano non è quella del "s'arrangino'". All'Angelus Francesco auspica che "si rilanci il lavoro con l’impegno dei responsabili politici ed economici. E' e sarà il problema del post-pandemia"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:34

“Il lavoro è e sarà il problema del post-pandemia. La logica del cristiano deve essere quella di farsi carico dell’altro, di non lavarsene le mani, di non girarsi dall’altra parte. Il ‘s’arrangino‘ non entra nel vocabolario cristiano”, raccomanda il Pontefice. “Auguro che in questo periodo molti possano vivere qualche giorno di riposo e di contatto con la natura, in cui ricaricare anche la dimensione spirituale– afferma il Papa all’Angelus-.Nello stesso tempo auspico che, con l’impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro. Senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti. Preghiamo per questo”.

Fede e lavoro

“Il Vangelo di questa domenica ci presenta il prodigio della moltiplicazione dei pani– sottolinea Jorge Mario Bergoglio-. La scena si svolge in un luogo deserto, dove Gesù si era ritirato con i suoi discepoli. Ma la gente lo raggiunge per ascoltarlo e farsi guarire: infatti le sue parole e i suoi gesti risanano e danno speranza. Al calar del sole, le folle sono ancora lì, e i discepoli, uomini pratici, invitano Gesù a congedarle perché possano andare a procurarsi da mangiare“. Ma Lui risponde: “Voi stessi date loro da mangiare”. Commenta il Pontefice: “Immaginiamo le facce dei discepoli! Gesù sa bene quello che sta per fare, ma vuole cambiare il loro atteggiamento. Non dire ‘si arrangino’, ma ‘che cosa ci offre la Provvidenza da condividere?. Gesù, attraverso questa situazione, vuole educare i suoi amici di ieri e di oggi alla logica di Dio. La logica del farsi carico dell’altro. Non appena uno dei Dodici dice, con realismo: ‘Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!’, Gesù risponde: ‘Portatemeli qui’. Prende quel cibo tra le sue mani. Alza gli occhi al cielo. Recita la benedizione. Comincia a spezzare e a dare le porzioni ai discepoli da distribuire. E quei pani e quei pesci non finiscono. Bastano e avanzano per migliaia di persone”.Prosegue Francesco: “Con questo gesto Gesù manifesta la sua potenza. Non però in modo spettacolare. Ma come segno della carità, della generosità di Dio Padre verso i suoi figli stanchi e bisognosi. Egli è immerso nella vita del suo popolo. Ne comprende le stanchezze e i limiti. Ma non lascia che nessuno si perda o venga meno. Nutre con la sua Parola e dona cibo abbondante per il sostentamento. In questo racconto evangelico è evidente il riferimento all’Eucaristia. Soprattutto là dove descrive la benedizione, la frazione del pane, la consegna ai discepoli, la distribuzione alla gente. Evidenzia il Papa: “Va notato come sia stretto il legame tra il pane eucaristico, nutrimento per la vita eterna, e il pane quotidiano, necessario per la vita terrena. Prima di offrire sé stesso come Pane di salvezza, Gesù si cura del cibo per coloro che lo seguono e che, pur di stare con Lui, hanno dimenticato di fare provviste. A volte si contrappone spirito e materia. Ma in realtà lo spiritualismo, come il materialismo, è estraneo alla Bibbia. Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno il pane quotidiano. Non c’è contrapposizione fra il pane necessario per vivere e il pane che è l’Eucaristia. Anzi, il contrasto nasce se ci accostiamo al Sacramento dimenticando i fratelli che sono privi del necessario. La compassione, la tenerezza che Gesù ha mostrato nei confronti delle folle non è sentimentalismo. E’ la manifestazione concreta dell’amore che si fa carico delle necessità delle persone. Siamo chiamati ad accostarci alla mensa eucaristica con questi stessi atteggiamenti di Gesù. Compassione dei bisogni altrui, fiducia nell’amore provvidente del Padre e coraggiosa condivisione. Maria Santissima ci aiuti a percorrere il cammino che il Signore ci indica nel Vangelo di oggi. È il percorso della fraternità, che è essenziale per affrontare le povertà e le sofferenze di questo mondo, e che ci proietta oltre il mondo stesso, perché è un cammino che inizia da Dio e a Dio ritorna.

San Francesco e Assisi

Assisi

Conclude Jorge Amrio Bergoglio: “Da ieri e fino alla mezzanotte di oggi ricorre il “Perdono di Assisi”, il dono spirituale che San Francesco ottenne da Dio per intercessione della Vergine Maria. Si tratta di un’indulgenza plenaria che si può ricevere accostandosi ai sacramenti della confessione e dell’Eucaristia. Visitando una chiesa parrocchiale o francescana. Recitando il Credo, il Padre nostro e pregando per il Papa e le sue intenzioni. L’indulgenza può essere anche destinata a una persona defunta. Com’è importante rimettere al centro il perdono di Dio, che ‘genera paradiso‘ in noi e intorno a noi!”.

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