Papa Leone: “Urgente il cessate il fuoco in Ucraina”

Il Santo Padre ha ricevuto in udienza i membri del corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede e ha rivolto loro un discorso incentrato sull'importanza del rispetto del diritto

Foto @Vatican Media

Un discorso ampio quello che papa Leone ha rivolto ai membri del corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede ricevuti in udienza. Filo conduttore delle parole del Santo Padre, l’attuale situazione internazionale dove la “guerra è tornata di moda” e la “diplomazia della forza” si sostituisce al multilateralismo, scenario nel quale il Leone rimarca il rispetto del diritto umanitario internazionale e condanna il coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari, con la distruzione di case, scuole e ospedali. Il Pontefice ha espresso vicinanza alla sofferenza dei detenuti politici in tanti Paesi, ha invitato a rispettare la volontà del popolo del Venezuela e ribadito l’urgenza di un cessate il fuoco in Ucraina. Spostandosi verso il Medio Oriente, il Papa ha parlato della soluzione dei due Stati per la convivenza di israeliani e palestinesi, evidenziando le violenze in Cisgiordania. Sul piano dei valori, il Pontefice ha condannato la “cultura dello scarto”, dall’aborto all’eutanasia, ribadendo che le risorse pubbliche vadano utilizzare per sostenere le famiglie.

Le relazioni bilaterali con l’Italia

Il Papa, nel discorso al corpo diplomatico, ha sottolineato le “eccellenti relazioni bilaterali” tra Santa sede e Italia. “La Santa Sede e l’Italia condividono non solo la vicinanza geografica, ma soprattutto la lunga storia, di fede e di cultura, che lega la Chiesa a questa splendida Penisola e al suo popolo. Ne sono un segno anche le eccellenti relazioni bilaterali, suggellate quest’anno dall’entrata in vigore delle modifiche all’Accordo sull’assistenza spirituale delle Forze Armate“, “come pure la firma dell’Accordo per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, che consentirà la fornitura di energia elettrica alla Città del Vaticano“.

Diplomazia della forza

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé” ma “la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile“. Lo ha detto il Papa nel discorso agli ambasciatori.

Il rispetto del diritto

Il Papa, nel discorso agli ambasciatori, ha sottolineato “l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione”. Per Papa Leone “non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”. Per costruire la pace serve “uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari”, ha sottolineato Papa Leone nel discorso al corpo diplomatico. “In particolare, penso all’importante seguito da dare al Trattato New Start, in scadenza il prossimo mese di febbraio. Il pericolo è che ci si sogna, invece, nella corsa a produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale. Quest’ultima è uno strumento che necessita di una gestione adeguata ed etica, nonché di quadri normativi incentrati sulla tutela della libertà e sulla responsabilità umana”, ha concluso il Pontefice.

Condanna antisemitismo

Il Papa, nel discorso al corpo diplomatico, ha ribadito “il rigetto categorico di ogni forma di antisemitismo, che purtroppo continua a seminare odio e morte, e l’importanza di coltivare il dialogo ebraico-cristiano, approfondendo le comuni radici bibliche”. Leone ha ricordato al proposito i 60 anni del documento Nostra Aetate sulla relazione tra le fedi.

La sofferenza dei prigionieri politici

“Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”. Lo ha detto il Papa nel discorso al corpo diplomatico sottolineando che in generale i detenuti “non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso”. Poi ha espresso “viva riconoscenza a quei Governi che hanno risposto positivamente all’appello del mio venerato Predecessore in favore di gesti di clemenza nel corso dell’Anno giubilare“.

La volontà del popolo venezuelano

Il Papa, nel discorso al corpo diplomatico, ha citato la situazione del Venezuela, “in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia, trovando ispirazione nell’esempio dei suoi due figli che ho avuto la gioia di canonizzare nell’ottobre scorso, José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, per costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni”, ha sottolineato Leone XIV.

Cessate il fuoco in Ucraina

Il Papa, nel discorso al corpo diplomatico, ha citato il “protrarsi della guerra in Ucraina, con il carico di sofferenze inflitte alla popolazione civile. Dinanzi a tale drammatica situazione, la Santa Sede riafferma con decisione – ha detto Leone XIV – l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace”. “Alla Comunità internazionale rivolgo un pressante appello affinché non venga meno l’impegno nel perseguire soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite, rinnovando la piena disponibilità della Santa Sede – ha ribadito Leone confermando la sua disponibilità ad un impegno diretto – ad accompagnare ogni iniziativa che favorisca la pace e la concordia“.

Due popoli due Stati

Il Papa, nel discorso al corpo diplomatico, ribadisce la necessità di seguire la soluzione dei due Stati tra Israele e Palestina. In Terra Santa, “nonostante la tregua annunciata ad ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle già vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza – ha detto Leone XIV – un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, così come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano“. Per il Pontefice “la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli, mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra”.

No alla cultura dello scarto

Papa Leone XIV, nel discorso al corpo diplomatico, ribadisce la contrarietà della Chiesa alla soppressione della vita, dall’aborto all’eutanasia. Condanna anche la pratica della “maternità surrogata”. “Si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto – ha detto il Pontefice -, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole – è l’aggettivo usato dal Papa – che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”. Per Leone “l’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita”. Parole di condanna sono state espresse dal Papa anche per la “maternità surrogata”, che, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. “Simili considerazioni possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole – ha proseguito Papa Leone XIV – , che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. È compito anche della società civile e degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.

Le sfide per la famiglia

Nel lungo discorso al corpo diplomatico, il Papa ha anche parlato della “centralità” della famiglia ha espresso preoccupazione per l’aumentare della violenza domestica. “Nonostante la sua centralità, l’istituzione familiare si trova oggi di fronte a due sfide cruciali. Da un lato, si assiste a una tendenza preoccupante nel sistema internazionale a trascurare e sottovalutare il suo fondamentale ruolo sociale, portando a una sua progressiva marginalizzazione istituzionale. Dall’altro, non si può nascondere la crescente e dolorosa realtà di famiglie fragili, disgregate e sofferenti, afflitte da difficoltà interne e da fenomeni inquietanti, inclusa la violenza domestica“, ha detto il Pontefice ribadendo che la famiglia è frutto dell’ “unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo”. Il Papa chiede dunque ai governi di “mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò è quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità“.

“Cortocircuito” dei diritti

Libertà di espressione e libertà di coscienza non sembrano essere pienamente garantite ovunque: è quanto detto dal Papa. “Duole constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”, ha detto il Pontefice nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. “Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza. In tale contesto, l’obiezione di coscienza – ha sottolineato Leone – consente all’individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale: che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari”. Per il Papa “l’obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”. Il Papa, nel lungo discorso al corpo diplomatico, ha parlato di “un vero e proprio ‘corto circuito’ dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene – ha spiegato il Pontefice – quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità”.

Fonte Ansa

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