Papa Leone: “Rinascere è offrire attenzione e riconoscimento al prossimo”

Il Santo Padre, nella Festa di Santo Stefano diacono e primo martire, ha ricordato che anche in questo tempo di incertezza e sofferenza c'è "c’è chi sceglie la giustizia anche se costa"

Fermo immagine © Vatican News

Nella Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire, Papa Leone XIV, affacciandosi alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico, ha riflettuto su cosa significhi “rinascere”, “venire alla luce”, in un’epoca in cui “sembrerebbe impossibile la gioia” e chi crede nella pace è “spinto fuori dal discorso pubblico”. Rinascere è offrire al prossimo attenzione e riconoscimento, ha detto il Santo Padre, perché il cristiano non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende.

Scegliere la luce

“Oggi è il ‘natale’ di Santo Stefano, come usavano dire le prime generazioni cristiane, certe che non si nasce una volta sola. Il martirio è nascita al cielo: uno sguardo di fede, infatti, persino nella morte non vede più soltanto il buio. Noi veniamo al mondo senza deciderlo, ma poi passiamo attraverso molte esperienze in cui ci è chiesto sempre più consapevolmente di ‘venire alla luce’, di scegliere la luce“.

Il volto di Stefano

“Il racconto degli Atti degli Apostoli testimonia che chi vide Stefano andare verso il martirio fu sorpreso dalla luce del suo volto e delle sue parole. È scritto: «E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo» (At 6,15). È il volto di chi non se ne va indifferente dalla storia, ma la affronta con amore. Tutto ciò che Stefano fa e dice ripresenta l’amore divino apparso in Gesù, la Luce brillata nelle nostre tenebre“.

Attrazione

“Carissimi, la nascita fra noi del Figlio di Dio ci chiama alla vita di figli di Dio: la rende possibile, con un movimento di attrazione sperimentato fin dalla notte di Betlemme dalle persone umili come Maria, Giuseppe e i pastori. Ma quella di Gesù e di chi vive come Lui è anche una bellezza respinta: proprio la sua forza calamitante ha suscitato, fin dall’inizio, la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori (cfr Lc 2,35). Nessuna potenza, però, fino a oggi, può prevalere sull’opera di Dio. Dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure, chi serve i poveri invece di sé stesso. Germoglia allora la speranza, e ha senso fare festa malgrado tutto“.

Forza nel cuore

Nelle condizioni di incertezza e di sofferenza del mondo attuale sembrerebbe impossibile la gioia. Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende. Il Mistero del Natale ci porta questa gioia: una gioia motivata dalla tenacia di chi già vive la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio. Per questo Stefano morì perdonando, come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi. È una forza gratuita, già presente nel cuore di tutti, che si riattiva e si comunica in modo irresistibile quando qualcuno incomincia a guardare diversamente il suo prossimo, a offrirgli attenzione e riconoscimento. Sì, questo è rinascere, questo è venire nuovamente alla luce, questo è il nostro Natale!”

La preghiera

“Preghiamo ora Maria e la contempliamo, benedetta fra tutte le donne che servono la vita e oppongono la cura alla prepotenza, la fede alla sfiducia. Maria ci porti nella sua stessa gioia, una gioia che dissolve ogni paura e ogni minaccia come si scioglie la neve al sole”.

Dopo l’Angelus

“Rinnovo di cuore gli auguri di pace e di serenità nella luce del Natale del Signore. Saluto voi tutti fedeli di Roma e pellegrini venuti da tanti Paesi. Nel ricordo di Santo Stefano primo Martire, invochiamo la sua intercessione perché renda forte la nostra fede e sostenga le comunità che maggiormente soffrono per la loro testimonianza cristiana. Il suo esempio di mitezza, di coraggio e di perdono accompagni quanti si impegnano nelle situazioni di conflitto per promuovere il dialogo, la riconciliazione e la pace“.

Fonte Sala Stampa della Santa Sede

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