Nuova Zelanda, la premiership popolare di Jacinda Ardern

La premier vince le elezioni e guadagna la maggioranza assoluta, la prima dopo il rinnovamento del sistema di voto nel 1996. Il culmine di un'ascesa nel gradimento popolare passata dalle difficili prove di Christchurch e del Covid

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:34

Tutto come previsto in Nuova Zelanda: Jacinda Ardern vola nel gradimento popolare, andando a prendersi a mani basse la riconferma nella premiership del Paese. Uno scrutinio che fa schizzare il Partito laburista a più del 50% dei voti, sufficiente a prendersi la maggioranza dei seggi in parlamento e a confermare la fiducia dei neozelandesi nei confronti della premier. Quasi doppiati gli inseguitori del Partito nazionale, guidati da Judith Collins, fermi ad appena il 26% delle preferenze. Un ulteriore segnale di come, anche in una fase di emergenza, Ardern sia riuscita a mantenere il sostegno della popolazione, alla quale ha imposto uno dei lockdown più rigidi a livello mondiale. Comunque utile, stando ai numeri, a rendere la Nuova Zelanda uno dei Paesi meno colpiti dalla pandemia.

Ardern e il Covid

Il ringraziamento ai propri sostenitori arriva da Auckland: “Ora più che mai, è il momento di andare avanti. Per continuare a lavorare, per cogliere le opportunità che ci si presentano, quindi facciamo un passo avanti insieme. Continuiamo ad andare avanti”. I complimenti arrivano persino dalla sfidante Collins, che le telefona a scrutinio ancora in corso. Jacinda Ardern è la prima leader a ottenere la maggioranza assoluta dal passaggio al voto proporzionale, datato 1996, e uno dei pochi leader mondiali usciti indenni dalla fase più dura della pandemia da coronavirus. La strategia della Nuova Zelanda, pur nel non trascurabile dettaglio di una popolazione complessiva che non arriva a 5 milioni di abitanti, ha disposto chiusure totali al primo accenno di recrudescenza del Covid. Per poi procedere al ritorno totale al tenore precedente della quotidianità. Disposizione accolta con favore dai neozelandesi e che, in qualche modo, ha contribuito a stabilizzare la situazione su numeri bassi: nemmeno 2 mila casi e 25 decessi totali.

Dopo Christchurch

Ma la gestione della pandemia è stata solo l’ultima parte di una premiership che ha guadagnato negli anni consensi progressivi. Fino al 15 marzo 2019 quando, dopo due anni di governo, Brenton Tarrant decise di irrompere in due moschee di Christchurch, rompendo il velo di ordine e sicurezza del Paese. Una strage, 51 morti e 49 feriti, assassinati in diretta a colpi di fucili con incisi i nomi di altri terroristi. La premier parla al Paese, condanna il massacro, difende l’immagine storica della Nuova Zelanda e annuncia una reazione forte da parte del governo neozelandese. Poi indossa il velo e incontra le famiglie degli islamici assassinati, prima di annunciare una legge che, di fatto, stronca la circolazione di armi nel Paese. Una delle più severe al mondo. I neozelandesi accolgono positivamente. La premier guadagna consensi non solo con la sua immagine politica ma anche con la sua azione. Le elezioni lo certificano e basta.

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