Niccolò negativo al test del Coronavirus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:20

Il test al Coronavirus effettuato all'Inmi Spallanzani su Niccolò, lo studente 17 enne di Grado rimpatriato questa mattina dalla Cina è risultato negativo. Il giovane completerà ora il periodo di ricovero in isolamento”. Lo comunica la Direzione sanitaria dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Il ragazzo è stato bloccato per due volte a causa della febbre a Wuhan, la città cinese focolaio del coronavirus.Il ragazzo è arrivato all'alba con un volo dell'Aeronautica Militare. E' atterrato pochi minuti dopo le 7 all'aeroporto di Pratica di Mare poi, a bordo di un'ambulanza speciale, è stato accompagnato allo Spallanzani per il ricovero in isolamento e i nuovi accertamenti, poi risultati negativi, come i due fatti in precedenza in Cina. Ad accogliere il giovane, oltre alla sua famiglia, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Dopo lo sbarco, Niccolò è stato trasferito allo Spallanzani per la quarantena. Il ragazzo è risultato negativo già a due controlli effettuati in Cina per via di uno stato febbrile che aveva impedito il suo imbarco con il gruppo di italiani in isolamento alla Città militare della Cecchignola. Con lui sul volo oltre ad un team di medici e infermieri viaggiava anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri che questa notte su Facebook ha postato la foto del trasbordo del ragazzo sottolineando che “sta bene”. “Niccolò, lo studente rimasto bloccato a Wuhan, è da poco atterrato in Italia! Grazie al ministro Luigi Di Maio e a tutti coloro che si sono adoperati per il suo rientro. Bentornato Niccolò”. Lo scrive sui social la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina.

Di Maio

“Appena atterrato il volo che ha riportato Niccolò in Italia. Bentornato a casa!”. Lo scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio postando il video dell'aereo dell'Aeronautica militare che atterra all'aeroporto di Pratica di Mare con il 17enne di Grado a bordo. “Vogliamo rinnovare tutta la vicinanza al popolo cinese”, ha detto il ministro Di Maio dopo aver accolto il 17enne. “Niccolò è giovane e forte e non potevamo permettere che un ragazzo rimanesse tutte queste settimane in Cina. Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai genitori”, ha aggiunto il ministro. “Con oggi abbiamo completato il processo di evacuazione di tutti gli italiani”, ha sottolineato Di Maio. “Collaborazione massima con le autorità cinesi, sono state pienamente disponibili nonostante le difficoltà che stanno vivendo”. “Se il Boeing è arrivato oggi e non giovedì era semplicemente un problema di slot”, ha spiegato. “L'Unità di crisi sta sentendo tutti gli italiani a bordo della Diamond Princess. Nessuno di loro presenta sintomi o fa sospettare che ci possa essere un sintomo legato al coronavirus”. “Valuteremo tutte le possibilità ed eventuali azioni da intraprendere per proteggere i nostri connazionali”, ha aggiunto.

Primo caso in Francia

Una persona è morta in Francia per le conseguenze del coronavirus. Si tratta della prima vittima fuori dall'Asia. A dare la notizia è stata la ministra della Salute francese, Agnes Buzyn, precisando che la vittima è il turista cinese di 80 anni, primo ricoverato per il coronavirus che era arrivato in Francia dalla provincia di Hubei il 5 gennaio ed era stato ricoverato in isolamento il 25. Le sue condizioni — ha detto ancora la ministra — “sono peggiorate rapidamente: da qualche giorno era in condizioni critiche”. Il bilancio aggiornato dell’epidemia è di oltre 63.851 contagiati, e di quasi 1400 vittime, quattro delle quali fuori dalla Cina (i dati sono dell’agenzia Reuters). Dagli ultimi dati riportati dalle autorità sanitarie, in Cina sono state registrate 1.380 morti, tra oltre 66 mila casi, principalmente nella provincia di Hubei. A Hong Kong i casi registrati sono 51 e 1 decesso. In Giappone si contano 251 episodi, di cui 218 a bordo della nave da crociera ormeggiata a Yokohama (con un decesso), a Singapore 58, in Thailandia 33, in Corea del Sud 28. Negli Stati Uniti ammontano a 15, un cittadino americano è morto in Cina, e in Europa, in Germania sono 16, in Francia 11 (con un decesso), nel Regno Unito 9, in Russia 2, in Spagna 2, in Belgio 1, così come in Svezia e in Finlandia. Nelle Filippine sono stati registrati 3 casi, incluso un decesso.

Primo caso in Egitto

Da ieri il virus è ufficialmente arrivato anche nel continente africano, con il primo caso confermato in Egitto.  Era ormai da diverse settimane, più o meno in corrispondenza con l'esplosione del caso, che da più parti ci si chiedeva come e quando sarebbero arrivati gli eventuali dati relativi al Conteniente africano e ai suoi possibili contagi. Al momento, una mappatura chiara dell'Africa non è stata fatta (né probabilmente si farà), ma dall'Egitto arriva la conferma del primo caso di contagio del Continente: si tratterebbe di uno straniero, di cui le autorità non  hanno però rivelato la nazionalità. E' stato però dichiarato che tutte le persone entrate in contatto con lui sono state messe in quarantena e la sua abitazione è stata sterilizzata. 

Lo scontro

Sale intanto la tensione fra Stati Uniti e Cina, proprio in virtù dei nuovi parametri utilizzati da Pechino per accertare il numero dei casi di contagio e che, fin da subito, ha spinto il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, e il ministro della Sanità americano a mettere in dubbio la validità dei numeri forniti fin qui. Un sospetto che ha incontrato il dissenso dei cinesi, con il Ministero degli Esteri a replicare che il Paese “ha lavorato con la comunità internazionale nel controllo dell'epidemia in modo aperto, trasparente e altamente responsabile per il bene della sicurezza della salute pubblica globale e della salute di tutte le persone”. Sulla questione è intervenuta anche l'Organizzazione mondiale della Sanità, secondo la quale Pechino ha istituito un buon canale comunicativo, “invitando gli esperti internazionali, condividendo le sequenze del virus e aprendosi al mondo”. A ogni modo, anche l'Oms avrebbe deciso di vederci chiaro nei nuovi sistemi di valutazione impiegati da Pechino: il sospetto, in particolare, riguarda 13.332 casi che non sarebbero stati sottoposti a test di lavoratorio nell'Hubei, segnalati solo pochi giorni fa.

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