Nessun paese europeo ha fatto più tamponi dell’Italia

Covid-19 in Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Francia: i dati ufficiali, tra criticità oggettive e scorrettezze comunicative

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:01

Il Centro Studi Nebo confronta gli scenari (al 25 aprile) dei principali Paesi europeiItalia prima per numero di tamponi per abitante, raggiunta da Regno Unito e Francia per letalità e seconda solo alla Spagna per mortalità e per numero di casi in rapporto alla popolazione.

Situazione Ue

Il Centro Studi Nebo ha messo a confronto numero di tamponi, casi di contagio, decessi e guarigioni pubblicati su Worldometer (portale dedicato alla diffusione di statistiche mondiali e che nello specifico caso del Coronavirus resoconta quotidianamente gli aggiornamenti di oltre 200 Paesi), con particolare attenzione, oltre che al nostro Paese, a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia. Come già emerso da numerosi contributi diffusi, affiancare questi dati presenta rilevanti criticità su praticamente tutte le variabili. Ad esempio, solo per ricordarne alcune: il numero dei tamponi effettuati, e pertanto il dato sulle diagnosi di contagio e di guarigione, è strettamente legato ai differenti protocolli seguiti da ciascuna delle nazioni, il numero di morti è legato alla modalità con la quale vengono selezionati i decessi contabilizzati (Covid accertata, Covid sospetta, Covid come causa principale di morte), il processo di raccolta dei dati condiziona il flusso informativo di ciascun Paese, influendo sulla scelta del tipo di informazioni da diffondere e sui tempi di pubblicazione di quanto rilevato. Tutto ciò calato in un contesto di emergenza, fattore che indubbiamente può condizionare la qualità dei dati rilevati.

Dati non corretti

Alle difficoltà di comparazione dei dati l’Italia ha dato un suo specifico contributo, creando fino a qualche giorno fa dissonanze tra i numeri quotidianamente dichiarati dalla fonte ufficiale (Dipartimento della Protezione Civile) e quelli pubblicati da analisti italiani e stranieri, tanto che Worldometer tra le note metodologiche dedica un paragrafo proprio alla diffusione di dati non corretti da parte dell’Italia. Per molte settimane la nostra Protezione Civile ha definito “nuovi casi” il saldo fra le nuove diagnosi e il numero di coloro che per morte o guarigione smettono di consumare risorse sanitarie, locuzione accettata e condivisa da gran parte della stampa italiana, obbligando a misurare questa epidemia solo in termini di carico delle strutture assistenziali (e non anche per incidenza, prevalenza, letalità). Il risultato è stato che per settimane si è lasciato intendere che la portata del problema Covid in Italia fosse decisamente più limitata della realtà, tanto che se si fosse perseverato in questo artificio matematico oggi la Protezione Civile si troverebbe a fornire numeri negativi, visto che il numero dei nuovi casi è da qualche giorno inferiore alla somma di guariti e deceduti.

Comparazione

Se il 21 marzo il numero di nuovi contagiati, 6.557 (il massimo mai raggiunto), decurtato di morti (793) e guariti (943), veniva “limato” a 4.821 (6.557-793-943), il 23 aprile, ad esempio, la medesima operazione avrebbe portato a dire che il numero di nuovi casi era – 851 (2.646 nuovi casi, 3.033 guariti, 464 morti), manifestando tutti i limiti di questa discutibile strategia comunicativa. Da qualche giorno, finalmente, il dato dichiarato dei nuovi casi è quello correttamente desumibile dalle statistiche della stessa Protezione Civile, senza decurtazioni e pertanto coerente, nei limiti di quanto sopra ricordato, con gli standard internazionali. Un confronto meramente numerico fra i Paesi considerati mostra per il numero di tamponi effettuati una rilevante variabilità sia rapportato agli abitanti che in relazione ai casi di contagio rilevati, ma evidenzia, come intuibile, che all’aumentare dei tamponi l’incidenza dei positivi individuati diminuisce. Per Francia e Regno Unito si rileva un minor ricorso ai tamponi, rispettivamente quantificato in 69 e 96 per 100 mila abitanti, con un corrispondente tasso di esiti positivi pari a poco meno di uno su tre tamponi in Francia e di uno su quattro tamponi nel Regno Unito. In Spagna il ricorso ai tamponi è di quasi 200 per 100 mila abitanti, di cui uno su cinque positivo, e raggiunge i 250 tamponi ogni 100 mila residenti in Germania, dove l’esito positivo è rilevato in un caso ogni 14 tamponi. Con 283 tamponi per 100 mila abitanti l’Italia fa registrare il valore più elevato fra i Paesi menzionati, con un esito positivo ogni nove prove.

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