Gli Stati Uniti provano a scardinare il quasi predominio della Cina sui minerali critici dando vita a una coalizione, aperta a oltre cinquanta Paesi, tra cui l’Italia, per creare un blocco commerciale che concordi prezzi minimi su queste risorse. Il segretario di Stato Marco Rubio, promotore dell’iniziativa, ne ha ricordato la natura multilaterale volta a incentivare la cooperazione in materia di estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici. “Se vogliamo competere a livello globale – ha proseguito – abbiamo bisogno di avere dei prezzi delle materie prime che ci permettano di non essere azzoppati. Quindi Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud e India, con i Paesi africani devono trovare una strategia che si possa permettere di competere a livello globale”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La coalizione anti-cinese
Gli Usa lanciano una coalizione sui minerali critici di oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, per contrastare il predominio cinese nel settore. L’obiettivo è un accordo quadro per creare un blocco commerciale preferenziale, concordando prezzi minimi da mantenere tramite dazi comuni per chi non li rispetta, come ha spiegato il vicepresidente JD Vance aprendo la prima ministeriale a Washington sui minerali critici, promossa dal segretario di Stato Marco Rubio. Un annuncio che ha fatto andare in rosso le azioni delle società minerarie a Wall Street. Tra i primi esiti del “summit”, la partnership strategica annunciata da Usa, Ue e Giappone per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, con l’impegno a concludere un memorandum d’intesa entro 30 giorni. Usa e Messico inoltre hanno presentato un piano di 60 giorni per sviluppare politiche commerciali coordinate in materia, inclusa la possibile introduzione di prezzi minimi per alcune importazioni di minerali.
Natura multilaterale
L’incontro, che Foggy Bottom ha definito “storico”, segna una pragmatica correzione di rotta degli Usa e della loro politica America First, che tra dazi e mire espansionistiche sulla Groenlandia avevano irritato partner e alleati. È stato lo stesso Rubio a sottolineare la natura “multilaterale” dell’iniziativa, che mira a costruire una partnership globale volta a promuovere la cooperazione in materia di estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, evitando pericolose concorrenze tra alleati e riducendo la dipendenza da Pechino.
Tajani: “Vogliamo libera concorrenza”
Uno scopo pienamente condiviso dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto alla prima delle quattro sessioni dei lavori all’inizio di una giornata fitta di impegni, compresi gli incontri all’ambasciata italiana con una qualificata selezione di imprenditori italiani negli Usa e i rappresentanti della comunità italo-americana per il lancio dell’iniziativa benefica a favore delle popolazioni colpite dal ciclone Harry. Sulle terre rare, ha spiegato Tajani ai media italiani, “oggi di fatto la Cina gioca una partita in un regime di monopolio. Questo non va bene, vogliamo la libera concorrenza. È un principio, vale anche per le materie prime“. “Se vogliamo competere a livello globale – ha proseguito – abbiamo bisogno di avere dei prezzi delle materie prime che ci permettano di non essere azzoppati. Quindi Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud e India, con i Paesi africani devono trovare una strategia che si possa permettere di competere a livello globale”. Pechino, in effetti, ha sfruttato il suo controllo sulla produzione e lavorazione di molti minerali come leva geo-economica, limitando a volte le esportazioni, comprimendo i prezzi e compromettendo la capacità di altri Paesi di diversificare le fonti dei materiali utilizzati per produrre semiconduttori, veicoli elettrici e armamenti avanzati.
La mossa di Trump
Lunedì Donald Trump ha lanciato una riserva strategica Usa di minerali critici, chiamata Project Vault, sostenuta da 10 miliardi di dollari di finanziamenti iniziali della U.S. Export-Import Bank e da 2 miliardi di dollari di capitali privati. Ma questo non contrasta con la mobilitazione degli alleati nel nuovo blocco commerciale annunciato oggi, che nei fatti è un’operazione di “rebranding” della “Mineral Security Partnership” varata dalla precedente amministrazione Biden. Tra gli oltre 50 Paesi partecipanti figurano Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud e Israele.
La presenza dell’Ue
Presente anche la Ue con il commissario europeo Stéphane Séjourné. A spingere Bruxelles a rilanciare l’impegno europeo in questo settore sono in particolare Italia e Germania, che martedì hanno inviato alla Commissione europea un documento di indirizzo politico per sottolineare l’opportunità di una stretta collaborazione da parte della Ue con gli Stati Uniti, altri partner affini (G7+) e Paesi terzi, in particolare l’Africa (dove Roma può giocare un ruolo di primo piano con il Piano Mattei), l’Indo-Pacifico e l’America Latina.
Fonte Ansa

