Migranti, l’appello del Papa: “Non dimenticare chi affronta viaggi segnati dalla sofferenza”

Papa Leone alle Canarie richiama l'attenzione sui migranti: "Queste isole sono luogo di prima accoglienza per chi affronta viaggi segnati da violenze e pericoli"

Papa Leone XIV durante la messa al porto di Santa Cruz a Tenerifa. Fermo immagine dalla diretta Vatican News

Nel corso della Santa Messa celebrata al Porto di Santa Cruz de Tenerife, Papa Leone ha rivolto ai fedeli un’omelia incentrata sul Cuore di Cristo, presentato come cuore della storia e fonte di autentica comunione tra Dio e l’umanità. Davanti a una Chiesa raccolta in una terra segnata dall’incontro tra popoli, dal fenomeno migratorio e dalla vocazione all’accoglienza, il Pontefice ha invitato a riscoprire il valore del dono di sé, della solidarietà verso i più fragili e della semplicità evangelica. Richiamando il magistero dei suoi predecessori e il tema dell’amore di Dio che si manifesta nei poveri e nei piccoli, Papa Leone ha esortato le comunità cristiane a essere segno concreto di fraternità, affinché ogni persona possa incontrare nel volto della Chiesa il cuore misericordioso di Cristo.

L’omelia integrale pronunciata da Papa Leone

Cari fratelli e sorelle, è una grazia incontrarci nel giorno in cui il cuore di Cristo si lascia da noi contemplare come il cuore della storia. Sono lieto di celebrare con voi l’Eucaristia, rendendo grazie per la fede e la carità di cui ho ricevuto tante testimonianze in questo viaggio apostolico e che rendono anche il vostro arcipelago, così noto per la sua bellezza e la sua accoglienza, un luogo in cui il Signore Risorto ci precede e si manifesta. Davanti a noi il mare richiama l’infinito e così anche il cielo, ma infinito è soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, tristezze e angosce trovano eco nel cuore della Chiesa (cfr Gaudium et spes, 1). Nessun essere umano, infatti, è un’isola; la collocazione geografica di questa Diocesi e le sfide pastorali che la impegnano testimoniano che siamo nati per l’incontro e che non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio. Sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire nessuno è mai fermo. È questo il segreto del cuore: l’intima chiamata all’esodo e all’incontro.

Il cuore di Gesù ci rivela come non perderci, però, in un dinamismo sterile: «Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui» (1Gv 4,9). C’è vita quando si dona la vita. Altrimenti si gira a vuoto. Infatti, «Come ricorda il Concilio, la persona umana è chiamata alla comunione con Dio e “non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé”: la sua vocazione più profonda è entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso» (Magnifica humanitas, 48). Papa Francesco osservava: «Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente» (Laudato si’, 225). Sono parole che interrogano anche la vocazione turistica di Tenerife, sia riguardo al cuore di chi sceglie di trascorrere qui un periodo di vacanza, sia per chi vive e lavora sull’isola a contatto con ospiti da tanti Paesi del mondo. Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole? Quanto è importante, specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto. «Quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia» (Laudato si’, 223). Interpretate così, cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione all’accoglienza.

Il Vangelo, oggi, sembra radicalizzare questa sfida e ci ricorda la ricchezza dei poveri: un paradosso che riguarda direttamente la vita di Gesù, la sua verità, la via su cui ci chiede ancora di seguirlo. Nella pagina che abbiamo ascoltato benedice il Padre per questo: è ai piccoli – che nel contesto significa ai minimi, a quelli che nessuno stima capaci di pensiero e di parola – che Dio ha rivelato sé stesso. Li ha arricchiti di ciò che resta nascosto a chi è circondato di ammirazione e successo. Con l’Esortazione apostolica Dilexi te ho inteso porre attenzione a tale posto privilegiato dei poveri nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa. È un mistero che risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili. A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). La grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne: «Cresciuti nell’estrema precarietà, imparando a sopravvivere nelle condizioni più avverse, fidandosi di Dio con la certezza che nessun altro li prenda sul serio, aiutandosi a vicenda nei momenti più bui, i poveri hanno imparato tante cose che conservano nel mistero del loro cuore. Quelli fra noi che non hanno avuto esperienze simili, di vita vissuta al limite, certamente hanno molto da ricevere da quella fonte di saggezza che è l’esperienza dei poveri. Solo mettendo in relazione le nostre lamentele con le loro sofferenze e privazioni è possibile ricevere un rimprovero che ci invita a semplificare la nostra vita». (Dilexi te, 102). Il Signore, che riprende e corregge quelli che ama (cfr. Ap 3,19), desidera rendere semplice e lieta la vita della nostra Chiesa.

Carissimi fratelli e sorelle, grazie per ciò che siete e per ciò che fate, rendendo quest’isola un luogo in cui incontrare il cuore di Cristo nel volto amico e accogliente di persone e comunità fraterne. «Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16): questa confessione di fede trasmessaci dalla Prima lettera dell’Apostolo Giovanni si riverberi sempre su di voi, vi motivi alla preghiera e all’azione. Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia. Respirino fra voi che «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Questo è il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo. Chi vi si immerge non vive più per sé stesso. Aprite a tutti questo mare di amore! È il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino.

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