La meditazione al centro della catechesi sulla preghiera del Papa

Il testo integrale delle parole del Pontefice pronunciate nel corso dell'Udienza Generale del mercoledì

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:57

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano. Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentra la sua riflessione sul tema: “La meditazione” (Lettura: Gv 14,25-26; 16,12-15). Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli, concludendo l’Udienza come di consueto con il Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Papa Francesco ha sottolineato che per il cristiano la pratica della meditazione passa attraverso la porta che è Gesù Cristo. Meditare è andare all’incontro con Gesù dentro di noi. Non è possibile la meditazione cristiana senza lo Spirito Santo – ha ribadito più volte il Pontefice – Gesù lo aveva detto, “Vi invierò lo Spirito Santo, lui vi insegnerà e vi guiderà“.

Il metodo di meditazione è allora una strada, non una meta: che si ferma sulla strada e guarda solo la strada, non incontrerà mai Gesù, ma farà un dio, un idolo della strada, senza incontrare la meta che è Gesù.

Non si può pregare senza la guida dello Spirito Santo, Esso ci collega con i misteri della vita di Cristo; nella contemplazione della vita di Gesù facciamo esperienza della preghiera per unirci di più a Lui.

La preghiera guidata dallo Spirito Santo – ha aggiunto Francesco – ci porta a risorgere, a dire come il cieco Bartimeo “Abbi pietà di me“!

Questa meditazione non è un ripiegamento su noi stessi, ma è incontrare Gesù Salvatore di tutti.

Il discorso integrale del Papa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi parliamo di quella forma di preghiera che è la meditazione. Per un cristiano “meditare” è cercare una sintesi: significa mettersi davanti alla grande pagina della Rivelazione per provare a farla diventare nostra, assumendola completamente. E il cristiano, dopo aver accolto la Parola di Dio, non la tiene chiusa dentro di sé, perché quella Parola deve incontrarsi con «un altro libro», che il Catechismo chiama «quello della vita» (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2706).

È ciò che tentiamo di fare ogni volta che meditiamo la Parola. La pratica della meditazione ha ricevuto in questi anni una grande attenzione. Di essa non parlano solamente i cristiani: esiste una pratica meditativa in pressoché tutte le religioni del mondo. Ma si tratta di un’attività diffusa anche tra persone che non hanno una visione religiosa della vita.

Tutti abbiamo bisogno di meditare, di riflettere, di ritrovare noi stessi. Soprattutto nel vorace mondo occidentale si cerca la meditazione perché essa rappresenta un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga.

Ecco, dunque, l’immagine di giovani e adulti seduti in raccoglimento, in silenzio, con gli occhi socchiusi… Cosa fanno queste persone? Meditano. È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Però ci accorgiamo che questa parola, una volta accolta in un contesto cristiano, assume una specificità che non dev’essere cancellata.

La grande porta attraverso la quale passa la preghiera di un battezzato – lo ricordiamo ancora una volta – è Gesù Cristo. Anche la pratica della meditazione segue questo sentiero. Il cristiano, quando prega, non aspira alla piena trasparenza di sé, non si mette in ricerca del nucleo più profondo del suo io; la preghiera del cristiano è anzitutto incontro con l’Altro con la A maiuscola. Se un’esperienza di preghiera ci dona la pace interiore, o la padronanza di noi stessi, o la lucidità sul cammino da intraprendere, questi risultati sono, per così dire, effetti collaterali della grazia della preghiera cristiana che è l’incontro con Gesù.

Il termine “meditazione” nel corso della storia ha avuto significati diversi. Anche all’interno del cristianesimo esso si riferisce a esperienze spirituali diverse. Tuttavia, si può rintracciare qualche linea comune, e in questo ci aiuta ancora il Catechismo, che dice così: «I metodi di meditazione sono tanti quanti i maestri spirituali. […] Ma un metodo non è che una guida; l’importante è avanzare, con lo Spirito Santo, sull’unica via della preghiera: Cristo Gesù» (n. 2707). Dunque, sono tanti i metodi di meditazione cristiana: alcuni molto sobri, altri più articolati; alcuni accentuano la dimensione intellettiva della persona, altri piuttosto quella affettiva ed emotiva. Tutti sono importanti e degni di essere praticati, in quanto possono aiutare l’esperienza della fede a diventare un atto totale della persona: non prega solo la mente dell’uomo, come non prega solo il sentimento.

Gli antichi solevano dire che l’organo della preghiera è il cuore, e così spiegavano che è tutto l’uomo, a partire dal suo centro, che entra in relazione con Dio, e non solamente alcune sue facoltà. Perciò si deve sempre ricordare che il metodo è una strada, non una meta: qualsiasi metodo di preghiera, se vuole essere cristiano, fa parte di quella sequela Christi che è l’essenza della nostra fede.

Ancora il Catechismo precisa: «La meditazione mette in azione il pensiero, l’immaginazione, l’emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo. La preghiera cristiana di preferenza si sofferma a meditare “i misteri di Cristo”» (n. 2708).

Ecco, dunque, la grazia della preghiera cristiana: Cristo non è lontano, ma è sempre in relazione con noi. Non c’è aspetto della sua persona divino-umana che non possa diventare per noi luogo di salvezza e di felicità. Ogni momento della vita terrena di Gesù, attraverso la grazia della preghiera, può diventare a noi contemporaneo.

Grazie allo Spirito Santo, anche noi siamo presenti presso il fiume Giordano, quando Gesù vi si immerge per ricevere il battesimo. Anche noi siamo commensali alle nozze di Cana, quando Gesù dona il vino più buono per la felicità degli sposi. Anche noi assistiamo stupiti alle mille guarigioni compiute dal Maestro. E nella preghiera siamo il lebbroso purificato, il cieco Bartimeo che riacquista la vista, Lazzaro che esce dal sepolcro… Non c’è pagina di Vangelo in cui non ci sia posto per noi. Meditare, per noi cristiani, è un modo di incontrare Gesù. E così, solo così, di ritrovare noi stessi.

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