Mattarella: “D’Antona rese i diritti del lavoro più esigibili”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella dichiarazione in occasione del 23° anniversario dell’assassinio di Massimo D’Antona

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:45

Ventitré anni or sono una banda di killer che si richiamava al terrorismo rosso uccise il professor Massimo D’Antona, eletto a simbolo del movimento dei lavoratori e delle forze democratiche da colpire”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella dichiarazione in occasione del 23° anniversario dell’assassinio di Massimo D’Antona.

La dichiarazione di Mattarella

“La minaccia di questo gruppo, raccolto attorno a un delirante e disumano armamentario ideologico – prosegue Mattarella – è stata sventata grazie all’impegno e al sacrificio di uomini dello Stato, sostenuti dalla solidarietà e dall’unità espresse dal popolo italiano nel difendere le conquiste di civiltà scolpite nella nostra Costituzione“.

“Il ricordo di D’Antona mantiene un carattere di permanente attualità e resta incancellabile nel percorso della nostra democrazia. Avvertiamo la commozione di questo giorno e la passione civile che lo accompagna e partecipiamo al rinnovato dolore della moglie Olga e dei familiari”.

I terroristi uccidevano i riformatori, gli uomini del dialogo. Giuslavorista, Massimo D’Antona ha posto la propria cultura e la propria intelligenza a servizio di un ammodernamento delle relazioni industriali e sociali, con l’intento di contribuire a rendere i diritti del lavoro più esigibili nelle trasformazioni in atto nel mercato, le istituzioni più autorevoli nello svolgere le loro funzioni di garanzia, il sistema produttivo più capace di efficienza e, al tempo stesso, di promozione della condizione dei lavoratori”.

L’omicidio D’Antona: gli ultimi minuti

Il professor Massimo D’Antona, consulente del Ministero del Lavoro, fu assassinato dai brigatisti rossi, come nel caso di Marco Biagi, nella logica terroristica di annientamento di professionisti e servitori dello Stato legati ad un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro. Erano da poco passate le 8:00 di mattina, del 20 maggio 1999 quando D’Antona si apprestava a uscire dalla sua abitazione di via Salaria, angolo via Po, a Roma, per recarsi al lavoro nel suo studio situato a poca distanza dal suo appartamento.

Superato l’incrocio con via Adda, in corrispondenza di un cartellone pubblicitario che lo nasconde dalla vista dalla strada, intorno alle ore 8:13, il professore venne bloccato dal commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce che erano già dalle 5:30 nascosti all’interno del furgone parcheggiato al lato della strada.

Mario Galesi, armato di una pistola semiautomatica calibro 9×19 senza silenziatore, fece fuoco su D’Antona, svuotando tutti i 9 colpi del caricatore e infliggendogli il colpo di grazia al cuore.

Le “nuove Br”, come furono ribattezzate, tre anni più tardi – il 19 marzo 2002 – uccisero il professor Marco Biagi e vennero smantellate nel 2003 dopo il conflitto a fuoco in cui morirono il poliziotto Emanuele Petri e il neobrigatista Marco Galesi, l’esecutore materiale degli omicidi. Vennero dati tre ergastolani al 41 bis.

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