Mafia: il boss Puglisi comandava dal carcere, 20 arresti

Colpo dei Cc alla 'famiglia' di Puglisi nell'Operazione Malupasso. Estradati in Italia 8 criminali, erano latitanti a Santo Domingo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:31
Carcere

Colpo alla mafia storica. I carabinieri del comando provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale etnea, stanno eseguendo su tutto il territorio nazionale un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip nei confronti di 20 persone. L’organizzazione colpita dall’operazione è legata a Cosa nostra catanese rappresentata dalla cosca Santapaola-Ercolano ed era guidata dalla ‘famiglia’ di Pietro Puglisi. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Operazione “Malupasso”

Dall’operazione denominata “Malupasso” (dall’antico nome del paese Belpasso) si è scoperto che dal carcere l’ergastolano boss Pietro Puglisi, genero dello storico capomafia deceduto Giuseppe Pulvirenti, detto ‘U Mappassotu’, prima di essere posto al 41 bis, dava ordini sulla gestione del clan che aveva la sua base a Belpasso (una volta Malupasso) ma che si estendeva a diversi vicini paesi etnei. Oggi il blitz in varie parti d’Italia che ha portato all’arresto di 20 persone legate al clan. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Estradati in Italia 8 latitanti a Santo Domingo

La guerra alla criminalità varca i confini nazionali. Oggi, otto latitanti arrestati nei mesi scorsi a Santo Domingo per reati vari – anche quello di associazione mafiosa – ed estradati in Italia sono rientrati questa mattina all’alba nel nostro Paese con un volo che è atterrato a Fiumicino. L’arresto è avvenuto dopo mesi d’indagine congiunta tra la sezione italiana e quella di Santo Domingo dell’Interpol. L’operazione, coordinata dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip), si sarebbe dovuta concludere già a marzo ma a causa dello scoppio della pandemia di coronavirus è stata ritardata. Gli otto latitanti – sette uomini e una donna con alle spalle diverse storie criminali – devono scontare reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alle truffe agli anziani, dal traffico internazionale di droga alla bancarotta fraudolenta, con pene che oscillano dai circa 4 anni agli oltre 13 di reclusione.

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