Operazione Minecraft: decapitato il clan Cappello-Bonaccorsi di Catania

Sono 15 i provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polizia di Stato nell'operazione "Minecraft" che ha decapitato i nuovi assetti del clan Cappello-Bonaccorsi a Catania

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:29
operazione

Agenti della squadra mobile, del Servizio centrale operativo e reparti speciali della polizia, coordinati dalla Dda di Catania, il 26 gennaio scorso hanno eseguito un’operazione antimafia nei confronti del clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi“, decapitandone i nuovi assetti. Durante il blitz, ufficializzato soltanto oggi – 3 febbraio – da Questura e Procura, sono state eseguite perquisizioni che hanno consentito il sequestro di un arsenale, di sostanze stupefacenti e danaro in contante.

Il clan Cappello-Bonaccorsi

Il clan Cappello-Bonaccorsi è un’organizzazione criminale e famiglia mafiosa, originaria della provincia di Catania, che prende il nome dal boss Salvatore Cappello. È, insieme a quella di Benedetto Santapaola, la cosca catanese più potente, è imperante nella Sicilia orientale e capace altresì di espandersi in territori come Campania, dove è presente la Camorra.

Operazione Minecraft

Sono 15 i provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polizia di Stato nell’operazione denominata “Minecraft” che ha decapitato i nuovi assetti del clan Cappello-Bonaccorsi a Catania.

Tra i destinatari, infatti, figurano Massimiliano Cappello, di 53 anni, fratello dello storico leader Turi Cappello, e Salvuccio Lombardo Jr., di 36, ai quali il Gip ha riconosciuto il ruolo di capi ed organizzatori della cosca mafiosa.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione mafiosa, con l’aggravante di essere armata, associazione a delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanza stupefacente e spaccio con l’aggravante di avere agevolato il clan.

Sono inoltre accusati di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di diverse armi clandestine da guerra e ricettazione delle stesse in concorso con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan.

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