Libia, pescatori in rotta verso Mazara del Vallo. Il racconto della prigionia

I due pescherecci con a bordo i 18 marittimi sequestrati in Libia per 108 giorni e liberati ieri mattina arriveranno in Italia domenica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:13

Sono in navigazione alla volta di Mazara del Vallo i due pescherecci con a bordo i 18 marittimi sequestrati in Libia per 108 giorni e liberati ieri mattina. Tra di loro, anche 8 italiani. I motopesca “Antartide” e “Medinea” hanno lasciato il porto di Bengasi nella notte, dopo tre mesi di fermo, bloccati dalle motovedette del generale Haftar. Il loro rientro è previsto per domenica.

Il sequestro delle due imbarcazioni Medinea e Antartide e dei pescatori era avvenuto il 1 settembre a circa 35 miglia da Bengasi, in acque territoriali internazionali, ma ritenute acque interne libiche dalle milizie vicine al generale Haftar.

La lunga vicenda si è risolta ieri con la missione lampo del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, che in mattinata sono volati a Bengasi per il passo conclusivo. Il generale Haftar ha elogiato il ruolo dell’Italia nella crisi libica.

La testimonianza del capitano

“In questi 108 giorni abbiamo cambiato quattro carceri in condizioni sempre più difficili. L’ultimo dove siamo stati era al buio, ci portavano il cibo con i contenitori di metallo. È stato davvero molto complicato: accendevano e spegnevano le luci, a loro piacimento”. A raccontare la prigionia in Libia è Pietro Marrone, capitano della “Medinea”, nel primo contatto via radio dopo la partenza dal porto di Bengasi col suo armatore Marco Marrone.

Stamattina, dalla centrale radio porto nuovo, l’armatore è riuscito a parlare col suo equipaggio che sta navigando per fare rientro a Mazara del Vallo. “Abbiamo subito delle umiliazioni, pressioni piscologiche, ma mai violenze. Ieri – racconta su Ansa il capitano Marrone – sono venuti a prenderci e una guardia ci ha detto: ‘Preparatevi che dobbiamo andare via’. La stessa cosa era già successo circa un mese fa, quindi nessuno di noi ormai ci credeva“.

“Dopo l’annuncio che saremmo stati liberati ci siamo preparati: abbiamo fatto la barba, ci siamo fatti prestare qualche bottiglia di shampoo, ci siamo lavati, ci hanno portato qualche tuta. Poi a bordo di un pullman ci hanno portato dalle nostre ‘varcuzze’ (i pescherecci ndr). Stanotte finalmente, dopo avere ricaricato le batterie, abbiamo acceso i motori e siamo partiti. Adesso non vediamo l’ora di tornare a casa”.

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