Il Report sulla violazione dei diritti umani in Libano di Operazione Colomba

"A che punto è la notte? Guerra, lotte di liberazione e crisi in Libano e Siria" è l’evento di presentazione online del quinto Report sulla violazione dei diritti umani in Libano, a cura dei volontari di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:00

“A che punto è la notte? Guerra, lotte di liberazione e crisi in Libano e Siria” è l’evento di presentazione online del quinto Report sulla violazione dei diritti umani in Libano, a cura dei volontari di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un approfondimento importante, che arriva in un momento decisivo per la situazione del Libano e in generale di tutto il Medio Oriente.

Il Report sarà presentato nel corso del seminario di lunedì 18 ottobre, alle ore 16.30, ospitato dal Centro Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova.

L’evento verrà trasmesso sulle pagine Facebook del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e di Operazione Colomba, oltre che su Zoom (meeting ID: 88397925137).

Oltre ai volontari i Operazione Colomba, interverranno:

Paolo Ramonda, presidente Comunità Papa Giovanni XXIII;
Sheik Abdo, portavoce Proposta di Pace per la Siria;
Amedeo Ricucci, giornalista Rai;
Mousna Al Zuhuri, attivista siriana rifugiata in Libano;
Abdallah Al Hussein, attivista siriano in Italia;
Marco Mascia, Centro Diritti Umani Antonio Papisca dell’Università di Padova.

Giovanni Paolo Ramonda

Ramonda (ApgXXIII): “Rafforzare i corridoi umanitari”

“Sono giorni in cui la violenza ha il sopravvento — dichiara Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII — e per questo è più che mai necessario accendere una luce sui fatti libanesi, contestualizzandoli temporalmente e politicamente. Facciamo appello alla Comunità internazionale sulla necessità prioritaria di ripristinare la calma e garantire la protezione e la sicurezza per le persone più vulnerabili, per poi affrontare la crisi libanese implementando e rafforzando i corridoi umanitari. È altissimo il numero di profughi siriani presenti nel Paese; i corridoi umanitari sono l’unica alternativa nel breve termine alla disperazione di più di un milione di persone. Chiediamo di condannare la normalizzazione delle relazioni internazionali con il governo siriano, finché non sarà trovata una reale soluzione politica che garantisca una vera sicurezza per il ritorno dei profughi in Siria”.

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