Nel cuore dell’Angola, terra segnata da profonde ferite ma ricca di dignità e attese, il Santo Padre ha consegnato un messaggio di speranza che affonda le radici nel Vangelo. Le sue parole richiamano la necessità di non cedere allo scoraggiamento, ma di riconoscere la presenza viva di Cristo nel cammino quotidiano. Tra memoria del dolore e impegno per il futuro, il Papa invita a riscoprire la forza della fraternità, della giustizia e della condivisione, come vie concrete per ricostruire un Paese più umano e riconciliato.
Le parole del Santo Padre
Un Paese “bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Così il Papa ha definito l’Angola, nell’omelia della messa presieduta nella spianata di Kilamba, a Luanda, in cui ha citato “il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”. “Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”, il riferimento al brano evangelico odierno: ma “la buona notizia del Signore, anche oggi per noi, è proprio questa: egli è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro”. Il Signore, infatti, “si affianca ai due discepoli delusi e a corto di speranza e, facendosi loro compagno di strada, li aiuta a rimettere insieme i pezzi di quella storia, a guardare oltre il dolore, a scoprire che non sono da soli nel cammino e che un futuro, abitato ancora dal Dio dell’amore, li attende. E quando egli si ferma a cena con loro, si siede a tavola e spezza il pane, allora ‘si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ecco tracciata anche per noi, per voi, cari fratelli e sorelle angolani, la strada per ricominciare: da una parte la certezza che il Signore ci accompagna e ha compassione di noi, dall’altra l’impegno che Egli ci chiede”.
La religiosità tradizionale
“Vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”. “Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia”, l’indicazione di rotta tracciata da Leone XIV: “In entrambe sperimentiamo che il Signore Risorto cammina accanto a noi e, uniti a lui, anche noi vinciamo le morti che ci assediano e viviamo da risorti”.
La fraternità
“Lenire le ferite e riaccendere la speranza”. Sono i due imperativi adoperati dal Papa, nell’omelia della messa nella spianata di Kilamba, a Luanda. Come i discepoli di Emmaus, ha spiegato Leone XIV, “anche noi dobbiamo riconoscerlo non soltanto nell’Eucaristia, ma ovunque c’è una vita che diventa pane spezzato, ovunque qualcuno si fa dono di compassione come lui”. “La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”, ha affermato il Pontefice: “Una Chiesa che, con la luce della Parola e il nutrimento dell’Eucaristia, sa rianimare la speranza perduta. Una Chiesa fatta di persone come voi che si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus”. “L’Angola ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”, ha sintetizzato Leone: “Con la grazia di Cristo Risorto possiamo diventare questo pane spezzato che trasforma la realtà”.
L’appello
“Costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”. È la consegna del Papa per l’Angola, nell’omelia della messa presieduta nella spianata di Kilamba, a Luanda: “Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”. “Oggi c’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”, la tesi di Leone XIV: “Non abbiate paura di farlo! Gesù Risorto, che percorre la strada con voi e per voi si spezza come pane, vi incoraggia a essere testimoni della sua risurrezione e protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società”. “In questo cammino, potete contare sulla vicinanza e sulla preghiera del Papa”, ha assicurato il Santo Padre: “Ma anch’io so di poter contare su di voi, e vi ringrazio!”.
Fonte Agensir

