Un ritratto intimo e profetico, che scava nelle radici agostiniane di un uomo chiamato a guidare la Chiesa nel cuore della rivoluzione digitale e tra i venti di guerra. È quanto emerso ieri presso la Camera dei Deputati durante la presentazione del libro “Leone XIV. Chi dite che io sia? Sono un figlio di Sant’Agostino”, scritto dal vaticanista Ignazio Ingrao e dall’agostiniano padre Giuseppe Pagano (Edizioni Cantagalli). L’evento ha offerto l’occasione per una riflessione profonda sul magistero di Papa Prevost, ma è stato anche il palcoscenico per un accorato appello alla pace globale lanciato dal Segretario di Stato Vaticano.
L’appello alla pace di Parolin
A margine dell’incontro, il Cardinale Pietro Parolin ha commentato con estrema fermezza la situazione internazionale. Interpellato dai giornalisti su cosa direbbe al presidente statunitense Donald Trump, il porporato non ha usato giri di parole: “Gli direi di finirla al più presto perché il pericolo di una escalation è ormai alle porte. Direi di lasciare stare il Libano”. Un monito che il Segretario di Stato ha esteso anche al governo di Tel Aviv: “Lo stesso messaggio va rivolto agli israeliani, perché cerchino davvero di risolvere i problemi attraverso le vie pacifiche della diplomazia e del dialogo”. Parolin ha poi sottolineato come lo stile di Leone XIV, definito di una “pace disarmata e disarmante” sia la risposta necessaria ai conflitti attuali, ribadendo la continuità del ministero petrino nell’era della sinodalità.
Il volto umano e profetico di Leone XIV
L’incontro ha analizzato i diversi piani del volume, dal profilo biografico a quello teologico ed educativo. L’ex Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha evidenziato la modernità del Pontefice: “In questo volume si entra nel cuore di un pontificato profetico. Leone XIV risponde alla domanda “Chi dite che io sia?” definendosi figlio di Agostino: un uomo che abita la coscienza e cerca Dio senza paura delle domande. Mi ha colpito il ritratto quotidiano, i dettagli sulla sua passione per lo sport e gli scherzi tra confratelli, che rendono la figura del Papa credibile nella concretezza della vita”.
L’educazione come sinfonia e ricerca della verità
Il Rettore dell’Università Cattolica Elena Beccalli ha offerto una lettura pedagogica del Magistero: “Per il Pontefice, l’educazione è un’opera corale, come un’orchestra dove ogni parte è essenziale per l’armonia. Leone XIV ci insegna che l’autorità non è dominio, ma servizio. In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, il Papa ci invita a non ridurre la ragione a mera tecnica, ma a mantenere viva la dialettica tra fede e ragione. Il suo “apprendistato della virtù” trasforma le università da luoghi di nozioni a luoghi di esperienza del sapere”.
Un matematico prestato alla Chiesa
Il Priore Generale degli Agostiniani Padre Joseph Farrel ha ricordato con emozione l’elezione del confratello: “Sentire Leone dirsi figlio di Agostino è motivo di orgoglio per l’intero Ordine. È un uomo metodico, come un bravo matematico: prima ascolta, poi si confronta e infine decide. Dio cammina con lui e noi abbiamo ancora tanto da imparare da questo pastore umile”. Il Papa sta raccogliendo l’eredità del suo predecessore Francesco, portandola verso nuove frontiere. Dalla cura per le “periferie” del mondo — testimoniata dal prossimo viaggio in 11 tappe nel continente africano — alla sfida delle Rerum Digitalis. Come sottolineato dal Cardinale Parolin in chiusura, il Papa non contrappone il suo stile ai predecessori, ma affronta i “nuovi scenari” con la mitezza di chi sa che “ragione e fede, solo assieme, salveranno l’uomo”.

